DISCLAIMER: Questa è un’opera di fantasia. Ogni riferimento a fatti storici, personaggi o luoghi reali è completamente casuale. Altri nomi, personaggi, luoghi e avvenimenti sono il frutto dell’immaginazione dell’autore, e qualunque somiglianza con fatti, luoghi o persone reali, viventi o defunte, è anch'essa casuale.
DISCLAIMER 2: Noto ora che potrebbero sorgere domande sulla numerazione di questa serie di post. Semplicemente il primo numero è quello che sarebbe un "capitolo" se la serie fosse impaginata, solo che una tale suddivisione dilungherebbe di molto i tempi di pubblicazione E i tempi di lettura.
"Che è successo?"
"Come dicevo, buongiorno" sorrido. "Posso entrare?"
"Sì, certo, scusa" dice. Vedendola arrossire appena il mio sorriso si fa ancora più ampio.
"Come dicevo, buongiorno" sorrido. "Posso entrare?"
"Sì, certo, scusa" dice. Vedendola arrossire appena il mio sorriso si fa ancora più ampio.
Mi accompagna in cucina, dove mi comporto come se fossi in casa mia. In un certo senso, comunque, lo è: quando lei mi ha aiutato a venir fuori dalla merda in cui mi ero tuffato ho vissuto qua, per un po'.
"Vuoi qualcosa da bere?"
"Agata, sono tuo fratello. Non c'è bisogno che tu me lo chieda, no?"
"Scusa" dice mentre un nuovo lieve rossore le imporpora le guance ed un sorriso le si apre sul volto.
"Agata, sono tuo fratello. Non c'è bisogno che tu me lo chieda, no?"
"Scusa" dice mentre un nuovo lieve rossore le imporpora le guance ed un sorriso le si apre sul volto.
La mia sorellina.
Sorrido di rimando.
"Mi hanno fatto una, mh, una proposta di lavoro, mh, come dire. Particolare."
"Roberto, la smetti di fare il misterioso?"
"Sì, giusto. Vero. In pratica la polizia mi ha chiesto di indagare sull'esplosione dell'appartamento di ieri sera"
"Ma tu non sei un investigatore, Roberto."
"No, infatti, è quello che ho detto anche io al Questore."
"Ah, hai parlato con il Questore?" fischia ammirata.
"Sì, giusto. Vero. In pratica la polizia mi ha chiesto di indagare sull'esplosione dell'appartamento di ieri sera"
"Ma tu non sei un investigatore, Roberto."
"No, infatti, è quello che ho detto anche io al Questore."
"Ah, hai parlato con il Questore?" fischia ammirata.
"Sì, no, cioè, è una persona normale, solo che comanda questo Distretto. Comunque niente, abbiamo quasi litigato quando ho rifiutato il lavoro."
"Immagino tu gli abbia detto che sei un fotografo e ti sia messo in merda da solo."
"No, in realtà no. Gli ho detto di essere un guardone."
"Certo, certo, quindi la decisione era tra essere sbattuto in prigione ed esser preso come un pervertito? Ottima mossa, Roberto. Non lo so, già che c'eri non potevi dirgli che guardi le donne in lingerie usando un binocolo." dice alzando la voce "Non lo so Roberto, ma che cazzo di idee ti vengono in mente?! Non so proprio cosa ti prenda, alle volte, ma non pensi prima di parlare? Ma che cazzo!"
"Immagino tu gli abbia detto che sei un fotografo e ti sia messo in merda da solo."
"No, in realtà no. Gli ho detto di essere un guardone."
"Certo, certo, quindi la decisione era tra essere sbattuto in prigione ed esser preso come un pervertito? Ottima mossa, Roberto. Non lo so, già che c'eri non potevi dirgli che guardi le donne in lingerie usando un binocolo." dice alzando la voce "Non lo so Roberto, ma che cazzo di idee ti vengono in mente?! Non so proprio cosa ti prenda, alle volte, ma non pensi prima di parlare? Ma che cazzo!"
"Punto primo: non è così grave, guardare la gente non costituisce reato fino a che non apri le finestre per guardarla o non entri nella loro proprietà; punto secondo: non urlare; punto terzo: Gabriele desideri qualcosa in particolare?"
Alto, longilineo, magro come un'aringa, con la faccia triangolare da mantide religiosa e quel maledetto paio di occhialini da professorino si affaccia alla porta della cucina in blue jeans e camicia bianca.
"No, Roberto. Solo ho sentito Agata gridare e..."
"E hai deciso di venire qua perché dall'altra parte del muro l'acustica non era poi così bella, eh?"
Mia sorella si mette tra noi due.
"Roberto, avresti pure rotto il cazzo con questa storia."
Le voglio un bene dell'anima, e il fatto che quando si agiti inizi ad esprimersi come uno scaricatore di porto a mezzogiorno di un assolata domenica di metà luglio non fa che rendermela ancora più adorabile.
"E hai deciso di venire qua perché dall'altra parte del muro l'acustica non era poi così bella, eh?"
Mia sorella si mette tra noi due.
"Roberto, avresti pure rotto il cazzo con questa storia."
Le voglio un bene dell'anima, e il fatto che quando si agiti inizi ad esprimersi come uno scaricatore di porto a mezzogiorno di un assolata domenica di metà luglio non fa che rendermela ancora più adorabile.
"Roberto, sono a casa mia. Penso di poter andare dove mi pare, almeno a casa mia."
Mia sorella si volta verso di me e mi fulmina con lo sguardo.
Mi mordo la lingua ma non riesco a non sorridere sardonico mentre giro gli occhi come per abbracciare tutto il trilocale.
Non lo vedo arrivare.
Ciaff.
Il mio collo scatta verso destra, sento prima il dolore e appena l'afflusso di sangue aumenta, il bruciore ed il calore dello schiaffo che mi ha appena investito.
"Ma sei scema?!"
"Hai. Rotto. Il. Cazzo. Gabriele, aria. Per cortesia, almeno tu cerca di comportarti come se il tuo cervello fosse tra le tue spalle e non tra le tue cosce."
"Hai. Rotto. Il. Cazzo. Gabriele, aria. Per cortesia, almeno tu cerca di comportarti come se il tuo cervello fosse tra le tue spalle e non tra le tue cosce."
Gabriele si volta e se ne va, con quella maledetta postura ingobbita tipica degli adolescenti che sono cresciuti troppo in fretta.
"Permettiti un'altra volta un comportamento del genere ed 'entri in una valle di lacrime'"
So che non è arrabbiata. Se lo fosse davvero non avrebbe mai citato il mio film preferito. Sa che la cosa mi strapperà un sorriso e che il marito penserà che io sia stato debitamente punito per il mio comportamento insolente. Non è poi così distante dalla realtà, visto che la guancia mi brucia ancora.
"Scusa Agata, hai ragione. È solo che lo sai che non lo sopporto proprio."
"Non mi interessa Roberto, e lo sai. Ne abbiamo già parlato. Non sei tu che ci devi vivere, non l'hai sposato e sopratutto, Roberto, potevi andartene a casa e non l'avresti visto. Solo che ti piace maltrattarlo, ti piace perché è una persona molto più timida di te e ti diverti a maltrattarla."
Non so che dire. Come sempre, ha ragione. Ha ragione, come sempre. Aveva ragione anche quando diceva che Lucia non avrebbe voluto vedermi in coma etilico. Aveva ragione quando diceva che avrei dovuto rifarmi una vita, che non potevo trascorrere tutta l'esistenza a piangermi addosso. Ogni volta. Per questo vengo spesso a parlarle. Per questo e perché non ho altri amici.
"Non mi interessa Roberto, e lo sai. Ne abbiamo già parlato. Non sei tu che ci devi vivere, non l'hai sposato e sopratutto, Roberto, potevi andartene a casa e non l'avresti visto. Solo che ti piace maltrattarlo, ti piace perché è una persona molto più timida di te e ti diverti a maltrattarla."
Non so che dire. Come sempre, ha ragione. Ha ragione, come sempre. Aveva ragione anche quando diceva che Lucia non avrebbe voluto vedermi in coma etilico. Aveva ragione quando diceva che avrei dovuto rifarmi una vita, che non potevo trascorrere tutta l'esistenza a piangermi addosso. Ogni volta. Per questo vengo spesso a parlarle. Per questo e perché non ho altri amici.
"Non lo so Ga, non capisco. Loro hanno gente che fa l'investigatore per lavoro, capisci? Cosa c'entro io? Cosa dovrei fare? Non siamo in un film americano, non siamo in "Io vi troverò"."
"Ma quindi hai rifiutato senza sapere cosa volesse di preciso da te?"
"Eh sì Ga, il Questore mi ha chiesto se ci stavo o no senza darmi dettagli dicendomi solo "ci servono le tue capacità" e niente, non me la sono sentita."
"Ma quindi hai rifiutato senza sapere cosa volesse di preciso da te?"
"Eh sì Ga, il Questore mi ha chiesto se ci stavo o no senza darmi dettagli dicendomi solo "ci servono le tue capacità" e niente, non me la sono sentita."
"Ma chiedere? Avresti potuto dirgli "Sa signor Questore non è che posso accettare una cosa così senza neanche sapere cosa si pretenda di preciso da me, signor Questore. Non è per sfiducia, si figuri, solo non so se sono l'uomo che fa per voi, signor Questore" come farebbe una qualsiasi persona normale."
"Lo sai."
"Hai ragione, scusa."
"Lo sai."
"Hai ragione, scusa."
Lo sa. Da quando la Polizia mi ha interrogato per quattro ore cercando di capire se c'entrassi qualcosa con la morte di Valeria non riesco più a essere lucido quando ho a che fare con loro. Non lo faccio apposta, lei lo sa, io lo so, loro non lo sanno. Così il Questore ora pensa che io sia una impudente testa di merda, ho quasi visto le parole materializzarsi sopra la sua testa quando mi sono girato per andarmene.
"È solo che potresti aver perso una bella occasione."
"Una bella occasione? Andare in giro a fare il giornalista che cerca di carpire informazioni da chi vorrebbe solo esser lasciato solo? Io so cosa di prova, Agata. Non andrò a disturbare i conoscenti di un ragazzo che è stato espulso da un appartamento attraverso i doppi vetri della finestra da una colonna di fuoco e vapore incandescente, maledizione."
"Hai ragione di nuovo, scusa, il turno è stato particolarmente pesante oggi." dice sospirando.
"Hai ragione di nuovo, scusa, il turno è stato particolarmente pesante oggi." dice sospirando.
"Come, quale turno? Hai fatto il turno di notte, Ga?"
"Sì, sono arrivata a casa quando mi hai scritto"
"Ma dirlo, come fanno le persone normali? "No, adorato fratello lavatico. Starei qui a parlare con te per intere ere geologiche, ma sono appena tornata dal turno di notte, grazie, arrivederci, buonanotte.". Me ne vado immediatamente, scusa per il disturbo".
"Ma dirlo, come fanno le persone normali? "No, adorato fratello lavatico. Starei qui a parlare con te per intere ere geologiche, ma sono appena tornata dal turno di notte, grazie, arrivederci, buonanotte.". Me ne vado immediatamente, scusa per il disturbo".
Mi alzo dalla sedia mentre mia sorella prova ad accennare una debole protesta. Le sorrido dolcemente e l'abbraccio.
"Grazie Ga. Di tutto."
La sento mormorare qualcosa sul mio petto.
Infilo la porta, scendo le scale e sono di nuovo fuori.
Infilo la porta, scendo le scale e sono di nuovo fuori.
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