“QUAL SCREANZATO ACCOSTEREBBE MAI UN FATTO DI CRONACA COSÌ TRISTE AL DIBATTITO SUI VACCINI?”
Io.
Iniziamo male.
Ho visto,un paio di giorni fa “Sulla Mia Pelle”, il film documentario sull’ultima settimana di vita di Stefano Cucchi, arrestato per detenzione e spaccio di stupefacenti. La vicenda che riguarda il pover’uomo è stata sottoposta all’occhio clinico della cinepresa senza inutili patetismi. Quelle che ne emerge ad una lettura attenta e scevra di bias è che in quella vicenda non ci sono né ci sono stati vincitori né vinti. C’è stata una irripetibile prevaricazione dei diritti fondamentali (il diritto di non essere scassati di botte è tra quelli fondamentali dell’uomo, no?), ma tra “causa di morte” e “cosa ha portato qualcuno alla causa di morte”, la differenza è tra un’accusa di omicidio preterintenzionale e un’accusa di omicidio colposo. Per dire.
Ho detto “scevra di bias” non a caso. I pregiudizi con la quale si può vedere il film sono principalmente due:
- ma Stefano Cucchi è morto perché era un drogato di merda: sbagliato. Stefano Cucchi è morto perché il pestaggio a cui è stato sottoposto l’ha sballottato in giro per diverse strutture con due fratture vertebrali. Nessuno può sapere cosa passasse nella testa di Cucchi quando ha rifiutato diverse cure (nonostante in una sola occasione lo dica esplicitamente), è facile però immaginare come una persona che sia stata pestata possa non essere collaborante.
- ma Stefano Cucchi è morto perché lo hanno pestato a morte, Guardie Assassine, A.C.A.B.: no. Circa quindici anni fa un commissario di polizia è morto perché durante una rissa fuori da uno stadio qualche fenomeno gli ha tirato un mattone spappolandogli il fegato e decretandone la morte per emorragia interna in capo a poche ore. Stefano Cucchi è morto di stenti in seguito al pestaggio, ad una settimana di distanza da esso, dopo aver rifiutato le cure innumerevoli volte.
“Ma quindi?”
Aspetta lì un secondo. Adesso ci arrivo.
Entrambe le visioni sono sbagliate, come ho appena detto, perché la vicenda è molto complessa sia giuridicamente che non, e non essendo io un giudice, non sta a me giudicare. Quello che traspare dal film è che Stefano Cucchi sia stato vittima di un evidente abuso di potere e che in qualche modo il pestaggio perpetrato ai suoi danni abbia condotto alla tragica fine, pur non essendone la causa unica. Ed è fantastico. Perché questo è esattamente ciò che volevo per una vicenda simile: non facili condanne, gogne mediatiche in un senso o nell’altro, squadre che urlano e sputano accuse ed improperi una contro l’altra.
In fin dei conti il messaggio che ho tratto io dal film è quello che qualsiasi storia reale, o quanto meno verista, dovrebbe divulgare: “pensala come ti pare, ma non è esattamente così semplice.”
Bello.
Però.
Però entrambi i bias sono pericolosi, e forse il secondo più del primo. Perché sottintende quanto tutta una categoria (quella delle forze dell’ordine) sia non solo marcia (questa è dopotutto anche la tesi di coloro che stanno nell’altro schieramento), ma animata da cattive intenzioni, legittimando di fatto una serie di comportamenti lesivi di sé stessi (e mi interessa poco, filosoficamente parlando) sia degli altri.
Lo spaccio è lesivo “degli altri.”
Vendere sostanze nocive ad altre persone, è lesivo di quelle persone.
“Ma anche quelli contro i drogati legittimano comportamenti violenti o lesivi.”
È vero. L’ho detto che sono due bias molto pericolosi.
“E quindi?”
E quindi niente. Questo film meriterebbe di essere discusso nelle scuole non per quanto riguarda la nocività delle sostanze stupefacenti, per quello basta internet, se si vuole.
No.
Per promuovere una visione critica della realtà, di cui il film si fa -inconsciamente o meno- messaggero.
Torniamo ai bias. La presenza di due letture potenzialmente pericolose avrebbe dovuto in qualche modo guidare il regista e/o lo sceneggiatore verso una o l’altra interpretazione, in modo da fornire un’interpretazione della vicenda più netta e scevra da fraintendimenti?
No.
L’interpretazione è già palese così “guardate che le cose non sono sempre così semplici.”
Un autore è responsabile di quello che vuole dire e di quello che dice, non di quello che capiscono gli altri. Un film che afferma che non è tutto bianco e nero ma c’è anche il grigio, ed il grigio comprende U N S A C C O di roba, è un gran film.
E questo si riallaccia al discorso dei vaccini, in qualche modo.
Ho letto un articolo dove si diceva ce a causa delle campagne NoVax, FreeVax, FreeWiFi e vattelapesca una giornalista era intimorita dal fatto che alcune organizzazioni stavano pensando di non pubblicare più dati discordanti da quanto già stabilito. Mi spiego.
I vaccini debellano le malattie ed impediscono lo svilupparsi di alcuni effetti nefasti delle malattie stesse. Nonostante non funzionino nella totalità dei casi, nella popolazione vaccinata sia le une che gli altri sono notevolmente ridotti.
Se un singolo studio venisse ad affermare qualcosa in contrasto con la precedente affermazione verrebbe sì tenuto in considerazione, ma con la clausola che senza ulteriori dati e studi di natura sia medica che statistica, non può essere considerato attendibile.
La popolazione ruminante, invece, dice che siccome esiste uno studio che dice il contrario, allora tutto il resto è fuffa.
Dice questo perché non ha capito un cazzo di come funzionino medicina in particolare e scienza in generale, e sulle cui motivazioni non indaghiamo.
A causa di questa parte di popolazione la comunità scientifica è giustificata nel suo nascondere eventuali dati?
NO.
La comunità scientifica ha l’OBBLIGO di rendere accessibili i suoi dati. Se il fruitore è un bonobo analfabeta, la risposta non è precludere l’accesso ai dati, ma far sì che possano capirli. Educare i bambini, i ragazzini ed i “young adults” al pensiero critico, di modo che capiscano i sottotesti, i significati di parole e locuzioni come “probabilità”, “media” e “rilevanza statistica”, che capiscano che la realtà non è bianca o nera, ma grigia -perlopiù-. Ed in tutto questo grigio ci sta un sacco di roba.