La cosa bella, quando hai a che fare con la consapevolezza è che, da un punto meramente pratico, non serve a nulla.
Sicuramente non ti rende la vita migliore.
Essere consapevole (non del tutto, altrimenti non sarei qui a scrivere, ma quasi) di ciò che ti circonda ti fa vedere il lato inconscio del mondo, non come fanno gli psicologi, ma ad un livello più istintivo, più animale depaupera l'esistenza di ogni prospettiva spirituale e religiosa e, improvvisamente, ti rendi conto che, che Dio esista o meno, la cosa non è di alcuna importanza.
Ma alla consapevolezza non si arriva così, con un'epifania fulminante che ti distrugge il cervello come un "bad trip" da cui non riesci a fare ritorno, no. La consapevolezza ti striscia su per la schiena.
Io, personalmente, ricordo il momento in cui è arrivata sotto la cassa toracica: ricordo che volevo cambiare il mondo, pensavo fosse possibile; poi mi sono reso conto che l'unica cosa che le persone (me in primis) possono cambiare, è il loro microcosmo.
E dalla cassa toracica è salita su, su, fino alla base della nuca. Al cervello non ci è ancora arrivata, altrimenti non sarei qui a scrivere.
Comunque, dicevamo: che Dio esista o meno, ciò non riveste neanche la benché minima importanza.
Se Dio esistesse, il mondo starebbe andando in merda allegramente mentre qualcuno sniffa coca dal culo di trans venezuelani, se Dio non esistesse il mondo starebbe andando in merda allegramente mentre qualcuno sniffa coca dal culo di trans venezuelani. E questo è un dato di fatto, immagino.
Ma uscendo di metafora porto un esempio più vicino a me, terribilmente più vicino: mio zio paterno scampò, oramai qualche anno fa, alla quarta resezione di una parte di rene a causa del cancro (che grazie alle precedenti tre resezioni non avrebbe dovuto espandersi *occhiolino, occhiolino*). In pratica mio padre aveva pregato molto, prima dell'operazione, ed i medici, chissà perché o percome, decisero di sottoporlo ad un esame (credo fosse una TAC ma avevo otto anni quindi boh) aggiuntivo, poche ore prima dell'intervento. E niente. Nada. Puff. I polipi renali avevano per qualche motivo deciso di migrare in acque più consone a quello che immaginavano essere il loro habitat ideale e mio zio non dovette più operarsi. Questi sono i fatti, che voi ci crediate o meno (e che a me freghi o meno, cosa che tende inevitabilmente al "meno" *occhiolino, occhiolino* ).
La mia riflessione dopo le ultime, sudate e centellinate rivelazioni è stata questa: mio zio si è forse, nell'arco della sua vita, dimostrato meritevole? Non mi pare, credo che saprei qualcosa del genere.
Mio padre che ha pregato molto ha forse spinto una entità onnipotente ed onnipresente la cui logica per forza di cose sfugge all'animo umano a salvare suo fratello? Oh, potrebbe anche esserlo, ma che cosa tremendamente antiestetica sarebbe? Che poi un'eventualità del genere darebbe origine ad altre perplessità del tipo: ma cosa viene ritenuto "molto"? E questo "molto" è sempre sufficiente perché Dio faccia qualcosa in questa o quella direzione? E se uno prega, per esempio, quaranta secondi in meno del necessario? Merita di morire come un cane solo perché non ha raggiunto la quota minima di preghiera considerata sufficiente? Insomma, stiam mica parlando di un esattore delle tasse, capiamoci.
E non fraintendetemi, per Diana, con questo non voglio dire che Dio o la vita dopo la morte non esistano, non sono abbastanza arrogante da fare un'affermazione del genere credendoci fino in fondo. Dico che, ammesso che lo facciano, non stanno cambiando le cose.
In breve sto dicendo che sono inutili.
Esattamente come la consapevolezza, argomento dal quale mi sono allontanato nella foga, ma concedetemi altri due minuti.
Wow, ho dato dell'inutile ad una divinità, sono un edonista senza Dio che annusa cocaina dal culo di trans venezuelani (sì, oggi sono in fissa con questi, domani sarà con i bambini focomelici. Ad ognuno le sue ossessioni, non scassatemi la minchia).
Comunque, no.
Soltanto credo fermamente che se le persone pensassero in maniera anche vagamente logica non si avrebbe bisogno di motivazioni ultraterrene per comportarsi come Dio comanda.
Siamo qua, tutti, chi più chi meno ad affannarci giorno per giorno per rendere la nostra vita migliore (e poterci permettere soldi per fare indovinate un po' cosa) e quindi a che pro infilarci con incredibili malignità e perizia i bastoni tra le ruote?
Siamo qui, tutti, e quando uno di noi si spegnerà persino il suo ricordo sfumerà via dal mondo e l'universo continuerà a fare quello che ha sempre fatto: esistere.
Leopardi era ateo, e 150 anni fa aveva già capito tutto.
È morto tra malattie e dolori tra le braccia di un suo amico.
Da solo.
Tutti moriamo da soli, non esiste amicizia che ci accompagni mentre il corpo si intorpidisce ed il campo visivo si oscura, mentre il respiro si fa faticoso e la stanchezza mortale ha il sopravvento.
La consapevolezza non ha tenuto Leopardi per mano come ha fatto invece la grigia signora.
Non ha neanche reso la sua vita migliore, in fin dei conti, e non lo farà con gli altri.
Certo, almeno la sua consapevolezza aveva un valore commerciale, ma di Leopardi ce n'è stato uno ed uno soltanto.
Non si può vendere né scambiare, la consapevolezza, nessuno né è attratto.
In molti credono di esserne attratti, ma viaggiano in superficie con la consapevolezza che accarezza loro il coccige; chi ne ha non la vuole, e chi la vuole non ne ha abbastanza per rendersi conto che si sta fottendo con le sue stesse mani.
Una volta che ti sei accorto di esser fregato è già troppo tardi, non si può tornare indietro.
La consapevolezza non ti rende Beaudelaire o una merda di blogger, non quella vera.
Chi ha la consapevolezza che gli punzona la nuca può ancora voltarsi dall'altra parte, far finta che la sua vita, le sue azioni compiute qui su di un sasso nero in mezzo ad altri sassi neri e palle di fuoco sparse in giro per il nulla, ed ora in un tempo che ha significato soltanto fino a che esiste qualcuno che lo conti, abbiano un senso.
Ma non ce l'hanno.
E se non potessimo girarci dall'altra parte staremmo tutti quanti con i volti cianotici a penzolare da una corda saponata appesa al soffitto.