venerdì 18 ottobre 2019

Della Rowling, di Terry Pratchett e Thomas Ligotti

Ci sono libri che ti accompagnano per fasi estese della tua vita, come può testimoniare qualunque  “Potterhead” sulla Terra. Io, di mio, a furia di rileggere i romanzi della Rowling ho rotto la copertina cartonata. E sono uno che ai libri ci tiene eh, solo che li ho riletti davvero troppe volte. Poi c’è “Uomini d’Arme” di Terry Pratchett, innegabilmente uno dei miei libri preferiti. Lo lessi per la prima volta a circa dieci anni, non capendoci quasi nulla. Capii la storia, non ero un piccolo idiota, ma tutte le piccole sfumature di umore dei personaggi, il grande amore di Pratchett per la razza umana, la sottile morale che permea almeno il “Ciclo della Guardia”, l’ironia, quasi sempre sottilissima, mi sfuggirono. Perché avevo dieci anni. Mi dimenticai quel libro nella nostra casa al mare, un rudere a settecento chilometri da dove abito, ma non me ne preoccupai, confidando che l’avrei trovato lì al mio ritorno l’anno seguente. Non c’era. Con ogni probabilità mia nonna, che andò nella stessa casa qualche tempo dopo, lo aveva buttato via. Così rilegai il libro non compreso ma pure avvincente al fondo della mia memoria fino a quando, dopo dieci anni (cioè cinque anni fa), non mi sono trovato “A me le guardie!” dello stesso autore tra i consigliati di Amazon. Lo presi senza pensarci due volte e mi apparve un’opera ben più profonda della sua sorella. Certo, la storia, un giallo ambientato in una città fantasy, è abbastanza superficiale ma i personaggi che si muovono sotto la penna dello scrittore londinese sono tratteggiati in modo che sia impossibile non amarli alla follia. Da Carota, un uomo di oltre un metro e novanta che viene adottato da una famiglia di nani ancora in fasce e convinto di essere un nano a tutti gli effetti, Vimes, il burbero capitano alcolista della guardia cittadina (in realtà se gli darete la possibilità scoprirete quanto è incantevole sotto lo strato di cliché), Colon, suo sottoposto, immagine stessa dell’impiegato d’ufficio e ancora il Patrizio, i draghi di palude e via dicendo. Ogni singolo personaggio ha la sua specifica ragion d’essere nel sistema estremamente complesso della società di Ankh-Morpork. Come ogni fantasy è il contesto (personaggi, ambientazione, tutto ciò che sta intorno alla trama) a rendere profondo il lavoro di Terry Pratchett. Dopo aver letto questa nuova avventura della guardia cittadina, con una breve ricerca su internet, ho ritrovato (e immediatamente comprato) il libro che avevo smarrito.
Non ci sono parole per descrivere la sorpresa che ho provato, dieci anni dopo, nel rileggere un libro che pensavo di ricordarmi. Anche solo il monologo finale (che non vi anticipo qui se non l’avete letto) è di una bellezza struggente.
Ho riletto quel libro a periodi alterni, come se fosse il porto natìo, allontanandomi per leggere altro e poi ritornare lì ancora una volta, e ogni volta ho scoperto un dettaglio differente, che le volte precedenti non avevo carpito. Ecco, leggere Terry Pratchett per me è esattamente come tornare a casa dopo una lunga giornata, togliersi le scarpe, mettersi il pigiama e stravaccarsi sul divano, senza accendere televisione né Spotify né niente, ma magari con una cioccolata calda tra le mani.
Quel libro mi ha accompagnato per altri quattro anni della mia vita, anche se in realtà non smette mai.
Veniamo poi a “La Cospirazione Contro la Razza Umana” di Thomas Ligotti. Ho comprato questo libro per sbaglio, quattro anni fa. Avevo letto una recensione sul fu “Prismo”, un sito la cui redazione è poi parzialmente confluita in quella de “Il Tascabile”, in cui Ligotti veniva definito il maestro “dell’horror filosofico” e che il suddetto libro aveva ispirato “True Detective”. Horror, True Detective (che all’epoca non avevo ancora visto), mi aspettavo una specie di Dylan Dog in bad trip da LSD mentre Lovecraft gli sussurra lingue gutturali sconosciute nell’orecchio. Come è facile immaginare l’ho comprato a scatola chiusa, e mi sono ritrovato a leggere un saggio filosofico sul pessimismo come metodo di interpretare l’esistenza. Ho così scoperto, in una cinquantina di pagine, di non essere un realista come credevo, ma un pessimista. E mentre leggevo le parole del Ligotti (che per tutta la vita sono state, e sono ancora, le mie) iniziavo a sentirmi a casa. Questa casa, però, a differenza di quella di Pratchett, è una casa con le pareti stranamente angolate, suoni imperscrutabili che provengono dalle pareti e un senso di inquietudine indecifrabile.

Ho smesso di leggerlo, complice anche l’aspettativa tradita che mi ha fatto bollare l’acquisto come erroneo. Dopo un anno l’ho ripreso in mano, oramai sapendo cosa mi aspettava, e ho potuto apprezzare la capacità espositiva di Thomas Ligotti. Nonostante questo la materia trattata è di difficile digestione, “La Cospirazione Contro la Razza Umana” non è un libro semplice, non è uno di quelli che si possono leggere prima di andare a dormire. Deve essere accettato e poi compreso, lasciandosi trasportare dallo scrittore esattamente dove vuole che andiamo. “La Cospirazione Contro la Razza Umana” è il libro che mi ha accompagnato in tutti i viaggi da e per Roma, dove potendo soltanto leggere (sulla tratta il telefono non prende quasi mai in modo accettabile) è stato più facile approcciarsi al testo con la giusta disposizione d’animo. Ieri, dopo quattro anni, finalmente sono riuscito a finirlo, e mi ha lasciato quella sensazione di vuoto mista a soddisfazione che mi lasciano tutti i bei libri. Non so se lo rileggerò mai, come ho detto è una lettura difficile, ma sicuramente se vi piace la saggistica filosofica ve lo consiglio.

Ogni libro che leggiamo ci ha accompagnato per un periodo più o meno lungo della nostra vita, specialmente se siamo adulti e abbiamo smesso di leggere come bulimici a causa della vita reale (leggevo un libro e mezzo a settimana fino a che non sono entrato all’università). E ogni libro porta con sé una marea di ricordi, anche solo l’ultima volta che lo abbiamo stretto tra le mani.

sabato 21 settembre 2019

Off-topic #4: Sulla seconda virtù cardinale (la giustizia) e un capro espiatorio.

E dopo tanto tempo, RULLO DI TAMBURIIIII

UNA NUOVA OPINIONE CHE NESSUNO HA RICHIESTO!

Immaginate ora una tranquilla cena in una famiglia così composta: madre con malattia reumatica che la fa sembrare (ed essere) perennemente stanca, figlio maggiore (anni 25) in mezzo ad un allenamento lungo una vita per diventare il perfetto stronzo sarcastico, padre alla soglia dei sessant’anni, figlio minore (anni 22) che porta avanti un allenamento lungo una vita per diventare il perfetto stronzo toccando alle volte delle buone punte di sarcasmo; sua di lui fidanzata e mia di me fidanzata.
“Mattè, ma non hai descritto le vostre fidanzate perché pensi che la donna oggetto vattelapesca?”
Mio simpatico amico, puoi tranquillamente desumere dall’imitazione della tua domanda che io pensi che tu non abbia capito una sega. Ti prego di tacere da qui in avanti.
Dicevo, immaginate una cena tranquilla a cui prendono parte queste sei figure. Immaginate che ad un certo punto la fidanzata di mio fratello dica di voler andare a vedere il documentario su Chiara Ferragni. Mio padre inizia a borbottare a mezzavoce, mio dratello gli fa il verso e mio padre sbotta:”Ma chi si fa consigliare gli abiti da sta gente ha la muffa nel cervello!” Poi si alza e se ne va in un’altra stanza. Mio fratello continua a mangiare placido mentre io disquisisco sull’opportunità o meno di pagare per un prodotto del genere. Mentre stavo anarchicamente elencando i motivi per cui un film come “Chiara Ferragni Unposted” andrebbe guardato illegalmente, la fidanzata di mio fratello ha ingenuamente affermato che tale Giulia de Lellis ha scritto un libro ammettendo di non averne prima mai letto neanche uno.
Ora.
Ora.
Ora.
Voi fareste girare un film a Bocelli? No. Perché siete delle persone sane di mente.
Fareste scrivere una sinfonia ad una persona sorda dalla nascita? No, e se una persona sorda dalla nascita scrivesse delle ottime sinfonie tutto il mondo dovrebbe festeggiare la nascita di un genio maggiore di Beethoven.
Ora. Per quale razza di assurdo motivo nell’universo si dovrebbe non dico scrivere, non dico pubblicare (anche se in realtà lo sto dicendo), ma ACQUISTARE UN LIBRO SCRITTO DA UNA PERSONA CHE A MENO DI ESSERE UN GENIO DELLA LETTERATURA, COSA CHE FUOR DI OGNI DUBBIO NON È, NON PUÒ AVER SCRITTO NULLA DI PIÙ INTERESSANTE DELL’ETICHETTA DELLO SHAMPOO?
Non fraintendermi, io sono contento che Giulia de Lellis sia bestseller in Italia, per lei, sono contento. Per l’arte della scrittura sono triste, esattamente quanto lo sono ogni volta che esce la biografia di qualcuno che non ha fatto assolutamente nulla di fuori dal comune, e vale sia per le decine di calciatori, sia per Chiara Ferragni, sia per Giulia de Lellis. Perché se io non conosco la ragazza in questione e posso concederle di essere una spettacolare imprenditrice, esattamente come faccio con la Ferragni, sono però pienamente in diritto di dire che il libro letto da una persona che non conosce la scrittura, è necessariamente un libro di merda. E non per le vicende narrate, magari la ragazza ha scalato il Kilimangiaro in sella ad un coccodrillo mentre abbatteva i signori dei diamanti a colpi di machete, o magari semplicemente non ha dovuto combattere ogni giorno della sua vita nella speranza via via più vana di star costruendo il futuro che più le aggrada. In entrambi i casi avrebbe avuto una vita incredibilmente più interessante della mia, quindi più meritevole di biografia.
No, le vicende non c’entrano. Un libro scritto da una persona che non conosce la scrittura è necessariamente scritto male. Quindi è un libro di merda. PUNTO. E mi dispiace se così facendo offendo la vostra sensibilità, ma in realtà non me ne frega un cazzo. Se pensate che una persona qualsiasi un giorno si sia svegliato e abbia fondato i cazzo di Beatles senza mai aver ascoltato musica prima siete molto più pericolosi degli illusi perché siete dei PAZZI.

venerdì 26 aprile 2019

Parte .03k: filtri 11


Credo che la terapista intendesse esattamente questo.
Potresti dar voce a qualcosa che posso uccidere?
Puoi dar voce solo a ciò che ne è privo.
Lo so.
Credevo volesse far sì che iniziassi a guardare il lato bello delle cose.
Ed ha fallito miseramente.
Secondo lei è colpa tua dice una voce alla mia sinistra. Mi giro e incrocio lo sguardo di un pincher che inizia immediatamente ad abbaiare rabbioso.
Un pincher? Andiamo, puoi fare di meglio.
No. Non puoi.
No. Non posso. Però neanche il pincher posso ucciderlo.
La bocca dello stomaco inizia a bruciarmi.
Niente caffè per te stasera.
Infilo una mano nella tasca esterna del cappotto e ne estraggo il blister di antiacido che mia porto sempre dietro.
Ho detto niente caffè.
Continua a parlare, te ne prego.
Lo sai che le pasticche non bastano, i bruciari torneranno semp...
Trovata! Prendo la pastiglia e me la infilo in bocca, masticandola.
AAAaaaaa...
Il bruciore inizia rapidamente a scemare.
Ti ricordi la prima volta che si è messa il rossetto?
No.
Non è vero!
No!
Ti tornerà sempre in mente!
Inizio a correre. Le mie scarpe non sono adatte a correre e i miei passi rimbombano sul selciato del marciapiede attraverso il silenzio della città, riverberando contro i muri delle case.
Tump, tump, tump, tump.
Il naso sembra prossimo al congelamento e il riverbero fa sembrare che qualcuno mi stia seguendo.
Tump, tump, tump, tump.
Le gambe sono un bruciore indistinto fino a metà coscia.
Tump, tump, tump, tump.
Il ginocchio sinistro inizia a pulsare e l'aria sembra non bastare più.
Tump, tump.
Combatto contro l'istinto di poggiare le mani sulle ginocchia mentre il mio torace si alza e si abbassa come un mantice raggiungendo un volume che non pensavo possibile. Mi fa male il diaframma e le gambe mi tremano.
Non puoi scappare.
Fai silenzio!” urlo.
Dei cani iniziano ad abbaiare, forse il pincher di prima e tra loro. Sono quasi arrivato al Bar Centrale e una nausea improvvisa mi serra la glottide mentre un prurito familiare mi titilla un punto familiare dietro lo sterno.
Tornerà, esattamente come torniamo noi ogni volta.
Lo so.
Mirandola è molto diversa da Castel Bastiani: è una città molto più grande, ha un corso, percorribile a piedi, intitolato a qualcuno di tremendamente importante e costellato di negozime di abbigliamento dai nomi altrettanto altisonanti.
A quest'ora sembra già una città fantasma. In tutti i giorni feriali è così: queste cittadine di dimensioni medio-piccole, tipiche del centro Italia, sembrano sempre abbandonate quando la mattina seguente si deve lavorare.
Ecco, arriva un'automobile color antracite, solitaria.
È sempre strano per me vagare per la città da solo, di notte. Finché si sta in campagna è diverso, è ovvio, ma in città diventa quasi inquietante.
Quando frequentavo l'ultimo anno di Liceo avevo la patente e facevo sempre in modo di arrivare alle sette e mezza, assieme con i bidelli, solo per avere il privilegio di godere della pace disabitata della classe vuota, ogni singolo rumore a rimbombare contro le pareti e contro il soffitto altissimo, amplificato dal silenzio e dall'aria immota. Mi sedevo al mio banco e con gli occhi chiusi inspiravo profondamente il silenzio, cercando di fare mia la pace di quel luogo. In città, invece, mi ha sempre dato l'impressione di essere un sopravvissuto. A che cosa poi, non l'ho mai capito.
Certo che lo hai capito.
Valeria non c'entra nulla.
Quindi la morte di tua moglie non è attinente a qualcosa? Questa sì che è una novità.
Sospiro. Provavo questa sensazione anche prima di incontrarla.
Un vedovo è ciò che sei per tua stessa volontà.
Sospiro. Ancora trenta metri e sarò arrivato, vedo già la luce dei neon illuminare fredda il marciapiede.
Hai deciso scientemente di non rifarti una vita e ripeti la tua scelta ogni giorno. La cosa pià coerente che tu possa fare è accettare che ti venga fatto notare.
Vedo un po' di gente seduta la bancone, altri ai tavoli che parlottano. Dovrei essere arrivato con un buon anticipo, chissà se il mio uomo è già arrivato.
Sapevo chee avrebbero dovuto rinnovare il locale: il pavimento rivestito di mattonelle nere tirate a lucido fino a sembrare specchi e poi rovinate da anni di usura, il bancone color vinaccia con il piano in granito, gli sgabelli in acciaiocon un cusicno nero per seduta, la luce soffusa nonostante le luci a LED abbiano da tempo preso il dominio sulle vecchie lampadine ad incandescenza ed i tavoli aaddossati alle pareti ed alla vetrata della sala principale.
Mi siedo al tavolo più lontano dall'ingresso in modo da vedere tutta la sala. Devo attendere soltanto pochi minuti perchè Anna, la barista bionda, mi si avvicini.
Ciao Roberto, posso fare qualcosa per te?”
Buonasera Anna. Il solito grazie.”
Il caso vuole cheio conosca il figlio del proprietario, Luca, che lavora dietro al balcone, e col quale ho frequentato la scuola media. Luca, a differenza del padre, ha un'idea meno datata del “bar”, e leggermente più americana, con camerieri o cameriere sorridenti che vengono a chiederti le ordinazioni se ti siedi al tavolo.
Spesso incotro i miei clineti qui, è il bar più facile da trovare e quello più frequentato. Vedo un uomo di mezz'età, i capelli corti e ricci con delle sottili ciocche bianche. Indossa un giaccone impermeabile da outlet verde mimetico con delle toppe finte sul braccio sinistro ed un paio di jeans dei quali nella penombra non riesco a stabilire il colore.
Arriccio la lingua tra le labbra socchiuse e mi esibisco nella mia migliore versione del fischio da pastore.
Tutti, incluso il nuovo arrivato, si voltano a guardarmi.
Inizio a sbracciare sorridente nella sua direzione. A giudicare dal suo inidirizzo di posta elettronica risponde al nome di Massimo.
Massimo mi guarda confuso e poi si volta, cercando qualcuno alle sue spalle. Il suo volto si indurisce e la folla ha già perso qualsiasi interesse per entrambi.
Le braccia sono tese lungo i fianchi, i pugni serrati e le spalle spostate in avanti mentre cammina verso di me con ampie e rapide falcate.
Ma come ti permetti?”
Gli sorrido.
Perdonami, Massimo, pensavo ti avessero detto di rivolgerti a me in funzione delle mia professionalità e discrezione.” gli dico sorridendo tranquillo.
E questo cosa c'entra?”
C'entra che quella che per te è una pruriginosa curiosità circa tua moglie per me è lavoro. E si dà il caso che ci tenga a continuare a lavorare.” continuo a sorridere.
Ma che cazzo ti ridi?”
Stai calmo, respira e guardati intorno. Nessuno ti nota e nessuno si ricorderà che tu sia mai stato qui. A meno che tu non gli rinfreschi la memoria agitandoti e prendendoti un infarto.”
Si guarda intorno e lo vedo tirare un sospiro di sollievo. Ora riesco a vedere quanto i suoi occhi siano piccoli e vicini.
Sembra un maiale stupido.
Mi parli del suo problema. Vuole qualcosa da bere? Chiunque noterebbe un avventore che non ordina nulla.”
Uno spritz, grazie.”
Anna intercetta il mio sguardo e mi si avvicina.
Anna ci porteresti uno Spritz per cortesia?”
Certo Roberto, arriva subito.” mi risponde, sempre sorridendo.
Bene, Massimo. Ora: qual è il problema?”
Penso che mia moglie abbia iniziato a tradirmi.”
Puoi scommetterci il grugno stupido suino.
E cosa te lo fa credere?”
Noi non...”
Sì immagino. Ma deve esserci anche dell'altro no? Oppure si è preoccupato solo per questo? Il mondo è pieno di coppie che non hanno rapporti sessuali.”
Sì, ecco, ha iniziato a stare molto a lavoro, esce di continuo con i suoi colleghi, non sta mai a casa”, la sua voce si fa via via più alta e una vena alla base del collo si gonfia visibilmente “e quando ci sta passa la maggior parte del tempo a dormire.” conclude urlando mentre il suo viso vira sul rosso.
Capisco.” attendo un paio di secondi fino a che lui non sposta appena il peso in avanti, le spalle protese verso di me. “Abbassa la voce, comunque e mantieni la calma. Se segui le mie istruzioni nessuno si ricorderò mai che tu sia stato qui. Quando ha iniziato a comportarsi così?”
Sì, mi scusi. Circa sei mesi fa.”
Deduco dal tuo stato d'animo che, diciamo fino ad un anno fa, tua moglie si comportava in modo sostanzialmente differente.”
Spalanca appena gli occhi.
Bravo, adesso sembri ancora più stupido.
Le sue braccia non sono più conserte e si appoggia sui gomiti sul tavolo.
Ora vuole anche dirti qualcosa, Porky Holmes.
Se lo interrompessi ora con un'osservazione che potrebbe considerare geniale potrei farlo mio oppure inimicarmelo. Aspettando, invece, posso vedere se è davvero lo stupido mediocre ed egocentrico che io penso che sia.
Non perde tempo prima di esprimere il suo assenso.
Esatto! Un anno fa mi ha cucinato un pranzo con”
Non sto già più ascoltando.
Ma perché ti preoccupi di questo inetto?
Perché ho quasi finito i soldi, chissà perché.
E a cosa ti servono se puoi sfruttare tua sorella?
Mi servono che voglio evitarlo, ecco a cosa.
Continuo a non capire.
Questo perché il mio inconscio ha dato la parola ad un fazzoletto.
...cioè, capito?” conclude Massimo.
E immagino che tutto questo, dai estiti al trucco, sia cambiato repentinamente, da un giorno all'altro.”
Esatto!”
È incredibile.
Cosa? Quanto sia identico a tutti i suoi simili? A dir poco.
Per non parlare di come sia totalmente cieco di fronte al fatto di essere il problema.
Proprio per non parlarne, eh.
Insomma, ha attaccato tutti il discorso e non si è neanche accorto che non lo stavi più ascoltando.
Ma infatti, qualcuno vuole approfondire la conoscenza di questo individuo la cui intettitudine è così profonda da impedirgli persoino di capire quanto sia miserabile la sua vita?
Appunto, quindi non parliamone.
Forse non sei nella posizione migliore per giudicare la miserabile esistenza di qualcun altro.
Io sono nella posizione di fare ciò che preferisco.
Certo, nessuno deve sopportare più la tua presenza.
Ma mi stai ascoltando?”
Se solo sapessi quante storie identiche a questa mi hanno portato a rannicchiari in mezzo a cassonetti puzzolenti di urina e merda di cane passeresti ogni ora del giorno abbracciato al gabinetto chiedendoti quale sia il motivo per cui non ti sei ancora tolto la vita.
Perdonami.” rispondo “Ma non ti permetto di mettere in dubbio la serietà con cui seguo i miei incarichi. Se qualunque cosa, nel mio modus operandi, ti disturba, non solo ti faccio notare che sei libero di andartene, ma te lo consiglio.”
Quando ero più giovane ho avuto modo di scoprire come un certo grado di formalità e un'impostazione appena più controllata della voce risultassero implicitamente minacciosi. Non ho mai capito perché né se funzionasse qualora ci provasse qualcun altro. Ho soltanto notato che quando ero arrabbiato e usavo cercare di rimanere cortese, in molti si prodigavano per esaudire i miei desideri, a patto che ne fossero in grado, chiaramente.
Questo noiosissimo aspirante borghese non fa chiaramente eccezione.
No, figurati.” dice fissando un punto intorno al mio sterno.
Benissimo” dico sorridendo “Ora parliamo di cose serie. Il compenso: cento euro al giorno. Se per lei è eccessivo lo capisco ma le consiglio di rivolgersi a qualcun altro.” dico mentre tiro fuori il biglietto da visita di un barbiere facendo attenzione a mostrargli soltanto il dorso.
No, va benissimo, figurati.”
Ottimo. Iniziamo da domani. A che ora inizi il turno in ufficio?”
Alle sedici.”
Domani assolutamente entro le diciotto mandami una tabella con gli orari di lavoro di tua moglie, compresi l'indirizzo della vostra casa e del lavoro e tutto il resto, ok?”
Va bene”
Benissimo, buonanotte” concludo tendendogli la mano.

giovedì 10 gennaio 2019

Monte Baldo


È incredibile quanto possa essere traballante una funivia senza essere per questo danneggiata. Certo, a pensarci è ovvio: i tralicci che accelerano la cabina ne accelerano la parte superiore mentre la parte inferiore della cabina, dove stanno i passeggeri, è quella che contiene la gran parte della massa. Per inerzia, quindi, la cabina inizia ad ondeggiare inquietante ad ogni accelerzione.
Possiamo parlare poco, io e Lei. Il rumore ci costringerebbe ad urlare e non ci piace mai che qualcuno possa sentirci. Non che si debba dire nulla di compromettente o sconcio, solo non ci piace. Guardiamo il panorama e ogni tanto mi giro e incrocio il suo sguardo. Mi sorride in quel modo dolce di cui mi sono innamorato perdutamente, ogni volta.
I telefoni non prendono granché, siamo praticamente tagliati fuori dalla società civile mentre guardiamo la valle allontanarsi velocemente ed il castello che torreggia sopra il monte (una formica a Brobdingnag, quest’ultimo) diventare delle dimensioni di una capanna di cacciatori, poi di un porta sigari, poi di una scatola di mentine ed infine sparire lontano in mezzo alla vegetazione. Incrocio il suo sguardo nocciola. Sorrido a mia volta, senza accorgermene. Il bosco è particolarmente fitto, dove il terreno lo permette, e non si riesce a distinguere dove un abete incontra quello seguente.
Passiamo accanto ad un costone roccioso quasi perfettamente verticale e ci ritroviamo a guardare alcune delle cime dei fratelli più bassi. Procedono a zig-zag, seguendo linee di frattura una volta invisibili e pensando alle placche che si scontrano e pensando alla pioggia che paziente ha scolpito le montagne per centinaia di migliaia di anni mi sento piccolo, insignificante, a malapena un moscerino che vola a tutta velocità contro il parabrezza dell’Universo.
Le stringo appena la mano. Mi si fa più vicina, i cappotti impermeabili, i maglioni, le magliette e le canottiere a separarci.
Mi sono dimenticato i guanti!
Per ora non sembra un problema, immagino che una volta arrivati in vetta cambierò idea.
Sento qualcosa cambiare nell’aria, come se la funivia -non i suoi passeggeri- avesse sospirato. Ci metto un paio di secondi ad accorgermi che stiamo rallentando ed almeno un altro paio a girarmi e vedere la stazione d’arrivo in vetta.
Mi sussurra qualcosa e decidiamo di fare una velocissima tappa al bagno mentre con la coda dell’occhio vedo gli altri (circa una quarantina di persone e due cani, un bovaro del bernese ed un maltese) andare più velocemente possibile verso l’uscita.

All’uscita del bagno siamo completamente soli. Ci fermiamo un secondo abbracciati a giardare fuori da un finestrone le vette zigzaganti che guizzano verso l’orizzonte. È un periodo relativamente caldo, e nessuna poetica spolverata di zucchero a velo rende candide le aspre cime.
Usciamo dalla stazione e ci sorprende il ghiaccio. A chiazze, certo, ma ghiaccio. E il vento gelido che cerca insistentemente punti deboli nella protezione che abbiamo frapposto tra noi e il gelido mondo esterno.
Il sole è una sfera cinerea dietro una coltre di nubi d’acciaio, il ghiaccio è sopravvissuto alle temperature miti, a chiazze eppure candido. Abbiamo perso completamente il resto del gruppo.

Ho le orecchie piene del rombo del vento. La vedo con la coda dell’occhio e mi tranquillizzo, Lei è accanto a me. Rinsacco le mani in tasca a tutta velocità. Lei mi prende sotto braccio.
Mi giro, Lei mi sorride.
Siamo soli, io e Te, sul gelido tetto del mondo.