sabato 24 dicembre 2016

Pausa caffè (anch'essa filosofica ma senza scuse)

Siccome un blog è, di fatto, un web-log (un diario sul web), per un'altra delle rare occasioni che sono accorse vi voglio mettere a parte della mia giornata di ieri, 23/12/2016. E a voi deve stare bene, nonostante "voi" siano tipo 3 persone, i bot di Google e gli agenti della C.I.A. .
Mi sveglio alle 07.00 di mattina perché dovevo fare dei giri, tra i quali andare nella mia vecchia sede di tirocinio, prendere dei fogli, farli firmare, consegnarli all'università, andare a comprare il regalo per la ragazza di mio fratello e poi, forse, tornare a casa per pranzare.
Ora, come chiunque abbia dei seri problemi con il controllo della rabbia sa, per fare dei giri di questo tipo (si parla di circa 80 chilometri la mattina del 23 dicembre) occorre immancabilmente avere un accompagnatore. Questa volta la sfortuna è toccata a mio fratello, anch'esso patentato, e pertanto ha guidato lui (per lo stesso problema di cui sopra).
Partiamo, tra una cosa (la colazione, le abluzioni mattutine, la vestizione) e l'altra alle dieci di mattina. Alle dieci e mezza (ci abbiamo messo dieci minuti più del solito) siamo alla mia sede di tirocinio. Per fortuna colei che doveva firmare le carte che ero andato a far firmare e prendere non era lì, e sarebbe arrivata soltanto a mezzogiorno. Questo significava dover aspettare un'ora e mezzo lì OPPURE andare a comprare i regali subito e poi tornare nella sede e consegnare i fogli alla facoltà, il problema è che il luogo ove acquistare i regali (ah. Anche mio fratello doveva comprare il regalo per la sua ragazza). è a quaranta minuti di macchina, quindi avremmo perso un sacco di tempo. Decidiamo di modificare i piani ed andare in un altro luogo della stessa catena (ma più vicino) per comprare i regali. Partiamo, arriviamo, facciamo dieci minuti di fila, io prendo il mio regalo ma quello di mio fratello DAN DAN DAAAAAAAN non c'è.
Inizio a fare esercizi di respirazione mentre il commesso mi guarda con l'aria di chi sta guardando una pentola a pressione prima che erutti un geyser di verdure bollite, acqua a temperature ridicole e coperchi di acciaio inox con fare interessato perché "Dicono che le pentole a pressione esplodano, ma per me mica è vero".
"Gianfrancioschio, ti prego, facciamo un giro. Non posso tornare in macchina adesso."
"Ok"
Facciamo un giro per il centro commenrciale, passo in libreria dove non posso chiedere se hanno un libro perché le tre commesse sono TUTTE E TRE impegnate a cercare di soddisfare una fila di venti persone che "Hai l'ultimo libro di Fabio Volo?" o "Ma non avete niente di Dan Brown?" o ancora "Ma ZeroZeroZero di Saviano? Ma neanche in magazzino?".
E quindi niente, giro un po' tra gli scaffali con fare sconsolato con la certezza che non troverò mai quello che voglio (per inciso, se vi interessasse, è "Il verbo si è fatto carne" di Jack O'Connell o, in alternativa "Brando" di Paolo Longarini. Sono tutti e due in lista.) e infatti non lo trovo.
Esco dalla libreria e inizio a sentire quella vocina nelle orecchie che dice "Che terribile giornata. Sembra proprio il caso di sublimare qualsiasi istinto violento nel cibo" e una pizzeria mi si materializza di fronte agli occhi. Quaranta secondi dopo sono seduto al tavolo mentre sbrano due pezzi di pizza come se un'ammasso di impasto, pomodoro, mozzarella e prosciutto fosse tornato indietro nel tempo e mi avesse rivelato, prima della mia investigazione e dell'amara scoperta, che non esiste ciccione al mondo in grado di calarsi giù per il comignolo ed uscirne vivo.
Ripartiamo, imprecando in coro contro coloro che si sono svegliati troppo maledettamente tardi per cercare di comprare i regali senza mettere a rischio carrozzerie e persone che si trovano a pascolare tranquillamente nel parcheggio, poi siamo in strada e malediciamo coloro che si sono svegliati troppo maledettamente tardi per non mettere a rischio carrozzerie e persone che stanno andando verso la mia vecchia sede di tirocinio per la seconda volta in una mattina.
È mezzogiorno e venti e varco la soglia di una clinica per la seconda volta in una mattina.
Prendo i fogli, li porto a far firmare e, mentre ne compilo un paio, colei che doveva ultimare queste beghe burocratiche scompare. La vado a cercare e giungo nel luogo più probabile, ma lei non c'è. Ho la malsanissima idea di chiedere "Scusate il disturbo, ma non è che per puro caso avete visto Elisandra?"
"Era qui fino ad un secondo fa"






















































































"Ok, grazie. Buon Natale"
La ritrovo, le faccio firmare le ultime cose. e parto di nuovo alla volta della macchina.
Andiamo all'università, arriviamo a mezzogiorno e cinquanta.
"Gianfrancioschio aspettami qui, tanto ci metto un minuto"
Salgo, consegno, scendo e, manco a dirlo, mio fratello non è lì.
Ricomincio a fare esercizi di respirazione prima di esplodere, mi guardo intorno e mi aggiro per il parcheggio come un ladro di automobili con la convinzione che no, non è possibile che mio fratello se ne sia andato a fare un giro, che cazzo, ma ti pare, ho pure lasciato il telefono in macchina, che diamine, ma dai, ma che dici.
L'auto non c'è.





















































































Arriva. Bel bello, in macchina, al caldo, tranquillo, rilassato, sorridente.
"Certo che te lo potevi prendere, il telefono"
"Certo che non ho capito dove cazzo vai."
"Dai, sali che dobbiamo fare 50 chilometri"
Andiamo nell'altro negozio, quello lontano, a comprare il regalo per la sua ragazza. Inspiegabilmente va tutto bene.
Arriviamo a casa alle 14.25 senza aver pranzato (due pezzi di pizza sono un pranzo più o meno come una vacanza in vasca da bagno è una crociera).
Pranziamo.
Sono le 14.55 quando inizio a prendere le cose da indossare dopo la doccia e mio fratello esce dalla sua camera urlando:"Ma tra dieci minuti devo essere in un posto che dista dieci minuti da qui!"

Mi avvicino a lui lentamente, sorridendo. Quando sono a meno di mezzo metro la mia mano destra scatta in avanti come un serpente afferrando il colletto della sua maglietta e strattonandolo verso di me mentre la mia fronte va a cercare il suo setto nasale. Il sangue schizza caldo ed appiccicoso sulla mia faccia mentre le urla invadono la casa.


























"Ma mi avevi detto che dovevi andarci alle tre e mezza."
"Eh...mi sono sbagliato"















































Buon Natale.