venerdì 26 aprile 2019

Parte .03k: filtri 11


Credo che la terapista intendesse esattamente questo.
Potresti dar voce a qualcosa che posso uccidere?
Puoi dar voce solo a ciò che ne è privo.
Lo so.
Credevo volesse far sì che iniziassi a guardare il lato bello delle cose.
Ed ha fallito miseramente.
Secondo lei è colpa tua dice una voce alla mia sinistra. Mi giro e incrocio lo sguardo di un pincher che inizia immediatamente ad abbaiare rabbioso.
Un pincher? Andiamo, puoi fare di meglio.
No. Non puoi.
No. Non posso. Però neanche il pincher posso ucciderlo.
La bocca dello stomaco inizia a bruciarmi.
Niente caffè per te stasera.
Infilo una mano nella tasca esterna del cappotto e ne estraggo il blister di antiacido che mia porto sempre dietro.
Ho detto niente caffè.
Continua a parlare, te ne prego.
Lo sai che le pasticche non bastano, i bruciari torneranno semp...
Trovata! Prendo la pastiglia e me la infilo in bocca, masticandola.
AAAaaaaa...
Il bruciore inizia rapidamente a scemare.
Ti ricordi la prima volta che si è messa il rossetto?
No.
Non è vero!
No!
Ti tornerà sempre in mente!
Inizio a correre. Le mie scarpe non sono adatte a correre e i miei passi rimbombano sul selciato del marciapiede attraverso il silenzio della città, riverberando contro i muri delle case.
Tump, tump, tump, tump.
Il naso sembra prossimo al congelamento e il riverbero fa sembrare che qualcuno mi stia seguendo.
Tump, tump, tump, tump.
Le gambe sono un bruciore indistinto fino a metà coscia.
Tump, tump, tump, tump.
Il ginocchio sinistro inizia a pulsare e l'aria sembra non bastare più.
Tump, tump.
Combatto contro l'istinto di poggiare le mani sulle ginocchia mentre il mio torace si alza e si abbassa come un mantice raggiungendo un volume che non pensavo possibile. Mi fa male il diaframma e le gambe mi tremano.
Non puoi scappare.
Fai silenzio!” urlo.
Dei cani iniziano ad abbaiare, forse il pincher di prima e tra loro. Sono quasi arrivato al Bar Centrale e una nausea improvvisa mi serra la glottide mentre un prurito familiare mi titilla un punto familiare dietro lo sterno.
Tornerà, esattamente come torniamo noi ogni volta.
Lo so.
Mirandola è molto diversa da Castel Bastiani: è una città molto più grande, ha un corso, percorribile a piedi, intitolato a qualcuno di tremendamente importante e costellato di negozime di abbigliamento dai nomi altrettanto altisonanti.
A quest'ora sembra già una città fantasma. In tutti i giorni feriali è così: queste cittadine di dimensioni medio-piccole, tipiche del centro Italia, sembrano sempre abbandonate quando la mattina seguente si deve lavorare.
Ecco, arriva un'automobile color antracite, solitaria.
È sempre strano per me vagare per la città da solo, di notte. Finché si sta in campagna è diverso, è ovvio, ma in città diventa quasi inquietante.
Quando frequentavo l'ultimo anno di Liceo avevo la patente e facevo sempre in modo di arrivare alle sette e mezza, assieme con i bidelli, solo per avere il privilegio di godere della pace disabitata della classe vuota, ogni singolo rumore a rimbombare contro le pareti e contro il soffitto altissimo, amplificato dal silenzio e dall'aria immota. Mi sedevo al mio banco e con gli occhi chiusi inspiravo profondamente il silenzio, cercando di fare mia la pace di quel luogo. In città, invece, mi ha sempre dato l'impressione di essere un sopravvissuto. A che cosa poi, non l'ho mai capito.
Certo che lo hai capito.
Valeria non c'entra nulla.
Quindi la morte di tua moglie non è attinente a qualcosa? Questa sì che è una novità.
Sospiro. Provavo questa sensazione anche prima di incontrarla.
Un vedovo è ciò che sei per tua stessa volontà.
Sospiro. Ancora trenta metri e sarò arrivato, vedo già la luce dei neon illuminare fredda il marciapiede.
Hai deciso scientemente di non rifarti una vita e ripeti la tua scelta ogni giorno. La cosa pià coerente che tu possa fare è accettare che ti venga fatto notare.
Vedo un po' di gente seduta la bancone, altri ai tavoli che parlottano. Dovrei essere arrivato con un buon anticipo, chissà se il mio uomo è già arrivato.
Sapevo chee avrebbero dovuto rinnovare il locale: il pavimento rivestito di mattonelle nere tirate a lucido fino a sembrare specchi e poi rovinate da anni di usura, il bancone color vinaccia con il piano in granito, gli sgabelli in acciaiocon un cusicno nero per seduta, la luce soffusa nonostante le luci a LED abbiano da tempo preso il dominio sulle vecchie lampadine ad incandescenza ed i tavoli aaddossati alle pareti ed alla vetrata della sala principale.
Mi siedo al tavolo più lontano dall'ingresso in modo da vedere tutta la sala. Devo attendere soltanto pochi minuti perchè Anna, la barista bionda, mi si avvicini.
Ciao Roberto, posso fare qualcosa per te?”
Buonasera Anna. Il solito grazie.”
Il caso vuole cheio conosca il figlio del proprietario, Luca, che lavora dietro al balcone, e col quale ho frequentato la scuola media. Luca, a differenza del padre, ha un'idea meno datata del “bar”, e leggermente più americana, con camerieri o cameriere sorridenti che vengono a chiederti le ordinazioni se ti siedi al tavolo.
Spesso incotro i miei clineti qui, è il bar più facile da trovare e quello più frequentato. Vedo un uomo di mezz'età, i capelli corti e ricci con delle sottili ciocche bianche. Indossa un giaccone impermeabile da outlet verde mimetico con delle toppe finte sul braccio sinistro ed un paio di jeans dei quali nella penombra non riesco a stabilire il colore.
Arriccio la lingua tra le labbra socchiuse e mi esibisco nella mia migliore versione del fischio da pastore.
Tutti, incluso il nuovo arrivato, si voltano a guardarmi.
Inizio a sbracciare sorridente nella sua direzione. A giudicare dal suo inidirizzo di posta elettronica risponde al nome di Massimo.
Massimo mi guarda confuso e poi si volta, cercando qualcuno alle sue spalle. Il suo volto si indurisce e la folla ha già perso qualsiasi interesse per entrambi.
Le braccia sono tese lungo i fianchi, i pugni serrati e le spalle spostate in avanti mentre cammina verso di me con ampie e rapide falcate.
Ma come ti permetti?”
Gli sorrido.
Perdonami, Massimo, pensavo ti avessero detto di rivolgerti a me in funzione delle mia professionalità e discrezione.” gli dico sorridendo tranquillo.
E questo cosa c'entra?”
C'entra che quella che per te è una pruriginosa curiosità circa tua moglie per me è lavoro. E si dà il caso che ci tenga a continuare a lavorare.” continuo a sorridere.
Ma che cazzo ti ridi?”
Stai calmo, respira e guardati intorno. Nessuno ti nota e nessuno si ricorderà che tu sia mai stato qui. A meno che tu non gli rinfreschi la memoria agitandoti e prendendoti un infarto.”
Si guarda intorno e lo vedo tirare un sospiro di sollievo. Ora riesco a vedere quanto i suoi occhi siano piccoli e vicini.
Sembra un maiale stupido.
Mi parli del suo problema. Vuole qualcosa da bere? Chiunque noterebbe un avventore che non ordina nulla.”
Uno spritz, grazie.”
Anna intercetta il mio sguardo e mi si avvicina.
Anna ci porteresti uno Spritz per cortesia?”
Certo Roberto, arriva subito.” mi risponde, sempre sorridendo.
Bene, Massimo. Ora: qual è il problema?”
Penso che mia moglie abbia iniziato a tradirmi.”
Puoi scommetterci il grugno stupido suino.
E cosa te lo fa credere?”
Noi non...”
Sì immagino. Ma deve esserci anche dell'altro no? Oppure si è preoccupato solo per questo? Il mondo è pieno di coppie che non hanno rapporti sessuali.”
Sì, ecco, ha iniziato a stare molto a lavoro, esce di continuo con i suoi colleghi, non sta mai a casa”, la sua voce si fa via via più alta e una vena alla base del collo si gonfia visibilmente “e quando ci sta passa la maggior parte del tempo a dormire.” conclude urlando mentre il suo viso vira sul rosso.
Capisco.” attendo un paio di secondi fino a che lui non sposta appena il peso in avanti, le spalle protese verso di me. “Abbassa la voce, comunque e mantieni la calma. Se segui le mie istruzioni nessuno si ricorderò mai che tu sia stato qui. Quando ha iniziato a comportarsi così?”
Sì, mi scusi. Circa sei mesi fa.”
Deduco dal tuo stato d'animo che, diciamo fino ad un anno fa, tua moglie si comportava in modo sostanzialmente differente.”
Spalanca appena gli occhi.
Bravo, adesso sembri ancora più stupido.
Le sue braccia non sono più conserte e si appoggia sui gomiti sul tavolo.
Ora vuole anche dirti qualcosa, Porky Holmes.
Se lo interrompessi ora con un'osservazione che potrebbe considerare geniale potrei farlo mio oppure inimicarmelo. Aspettando, invece, posso vedere se è davvero lo stupido mediocre ed egocentrico che io penso che sia.
Non perde tempo prima di esprimere il suo assenso.
Esatto! Un anno fa mi ha cucinato un pranzo con”
Non sto già più ascoltando.
Ma perché ti preoccupi di questo inetto?
Perché ho quasi finito i soldi, chissà perché.
E a cosa ti servono se puoi sfruttare tua sorella?
Mi servono che voglio evitarlo, ecco a cosa.
Continuo a non capire.
Questo perché il mio inconscio ha dato la parola ad un fazzoletto.
...cioè, capito?” conclude Massimo.
E immagino che tutto questo, dai estiti al trucco, sia cambiato repentinamente, da un giorno all'altro.”
Esatto!”
È incredibile.
Cosa? Quanto sia identico a tutti i suoi simili? A dir poco.
Per non parlare di come sia totalmente cieco di fronte al fatto di essere il problema.
Proprio per non parlarne, eh.
Insomma, ha attaccato tutti il discorso e non si è neanche accorto che non lo stavi più ascoltando.
Ma infatti, qualcuno vuole approfondire la conoscenza di questo individuo la cui intettitudine è così profonda da impedirgli persoino di capire quanto sia miserabile la sua vita?
Appunto, quindi non parliamone.
Forse non sei nella posizione migliore per giudicare la miserabile esistenza di qualcun altro.
Io sono nella posizione di fare ciò che preferisco.
Certo, nessuno deve sopportare più la tua presenza.
Ma mi stai ascoltando?”
Se solo sapessi quante storie identiche a questa mi hanno portato a rannicchiari in mezzo a cassonetti puzzolenti di urina e merda di cane passeresti ogni ora del giorno abbracciato al gabinetto chiedendoti quale sia il motivo per cui non ti sei ancora tolto la vita.
Perdonami.” rispondo “Ma non ti permetto di mettere in dubbio la serietà con cui seguo i miei incarichi. Se qualunque cosa, nel mio modus operandi, ti disturba, non solo ti faccio notare che sei libero di andartene, ma te lo consiglio.”
Quando ero più giovane ho avuto modo di scoprire come un certo grado di formalità e un'impostazione appena più controllata della voce risultassero implicitamente minacciosi. Non ho mai capito perché né se funzionasse qualora ci provasse qualcun altro. Ho soltanto notato che quando ero arrabbiato e usavo cercare di rimanere cortese, in molti si prodigavano per esaudire i miei desideri, a patto che ne fossero in grado, chiaramente.
Questo noiosissimo aspirante borghese non fa chiaramente eccezione.
No, figurati.” dice fissando un punto intorno al mio sterno.
Benissimo” dico sorridendo “Ora parliamo di cose serie. Il compenso: cento euro al giorno. Se per lei è eccessivo lo capisco ma le consiglio di rivolgersi a qualcun altro.” dico mentre tiro fuori il biglietto da visita di un barbiere facendo attenzione a mostrargli soltanto il dorso.
No, va benissimo, figurati.”
Ottimo. Iniziamo da domani. A che ora inizi il turno in ufficio?”
Alle sedici.”
Domani assolutamente entro le diciotto mandami una tabella con gli orari di lavoro di tua moglie, compresi l'indirizzo della vostra casa e del lavoro e tutto il resto, ok?”
Va bene”
Benissimo, buonanotte” concludo tendendogli la mano.