venerdì 13 marzo 2015

Il deserto nero e la notte eterna

"È successo, infine."

"È così scontato e banale che non posso fare a meno di credere che sia reale"

"Ehm...Morte?"
SÌ?
"Ehm...un po' di vita, su!"
È UNA BATTUTA?
"Lo è."
MH.
"Sì, lo so. Beh, dove si va?"
DIPENDE DA CIÒ IN CUI CREDI
"Credo in molte cose. In altre no."
INTENDO DIRE DA CIÒ CHE CREDI ACCADA NELL'ETERNITÀ CHE SEGUIRÀ
"Ma non credo in niente. Non credevo neanche che sarei finito qui, ovunque "qui" sia."
...
"È un problema, Morte?"
LO È. LE ANIME NON POSSO FERMARSI A LUNGO NEL LIMBO
"E perché no?"
PERCHÉ NON POSSONO. LO SANNO TUTTI.
"Io non lo sapevo."
MA QUESTO NON HA IMPORTANZA. LO SANNO COLORO CHE CONTANO.
"E chi sarebbero, gli déi?"
POTREI IMPIEGARE MIGLIAIA DI ANNI A SPIEGARTELO EPPURE NON CAPIRESTI
"...ma tu l'hai capito?"
IO LI HO INCONTRATI
"Mh, sì. Suppongo tu l'abbia fatto. Comunque, che si fa?"
NON LO SO.
"Come non lo sai? È il tuo lavoro!"
SEI SICURO DI NON CREDERE IN NULLA?
"Abbastanza, sì."
IN CHE PERCENTUALE?
"Mh. Non saprei. 97 percento?"
QUINDI FORSE CREDI IN QUALCOSA.
"No, non credo di farlo."
MA C'È UN 3% DI POSSIBILITÀ CHE TU LO FACCIA.
"Ok, ne sono sicuro al 100%"
HAI CAMBIATO IDEA?
"Sì."
PERCHÉ?
"Sei sempre così socievole?"
NO.
"Ottimo. Ma mi dici una cosa?"
SE CONOSCO LA RISPOSTA.
"Come fai a parlare senza virgolette?"

                                      (In memoria di Sir Terence John Pratchett, scrittore, 28.04.1948 - 12.03.2015)

venerdì 6 marzo 2015

In vino (et similia) veritas

Ho un mal di testa allucinante, e sono le quattro del pomeriggio.
Ho aperto gli occhi da qualcosa di molto simile a venti secondi, e la luce seppur perennemente fioca della mia camera mi ha fatto esplodere la testa.
Afferro il bordo del letto con una mano e mi giro su un fianco, sporgendo lentamente la testa verso il pavimento.
E vomito anche l'anima per la terza o quarta volta.
Non ricordo a che ora sono tornato né come diavolo abbia fatto ad aprire la serratura di casa e salire le scale fino alla camera da letto. Uno sforzo del genere mi sembra impossibile persino ora.
Finalmente smetto di vomitare.
Cerco di aprire gli occhi, per valutare la dimensione della pozza di materiale espulso e vedo che è facilmente aggirabile. Scendo dal letto con cautela e "faccio il giro lungo" fino a raggiungere la porta della camera prima e quella del bagno poi.
Mi siedo sulla tazza ed espello anche quei pochi liquidi che mi sono rimasti in corpo mentre penso a perché mai una persona debba ridursi in un tale stato di prostrazione.
Mi dico che è lo stress, e mi viene da ridere. Sento la mia voce gracchiare come se avessi una paglietta di metallo infilata per bene in gola, ed è così che mi sento.
La verità, è che è DEBOLEZZA, e questo lo so benissimo, mentre vado verso il lavandino per lavarmi le mani.
Mi sento come se una schiacciasassi mi fosse passata sopra. E poi fosse tornata indietro.
L'acqua gelida sulle mani ha lo stesso effetto che avrebbe un cubetto di ghiaccio sulla schiena: ATROCE.
Apro un po' di più l'acqua calda, per lavarmi la faccia e ci metto deliberatamente un'eternità.
La vista mi si spanna e mi guardo allo specchio.
Le labbra screpolate dal vomito, gli occhi rossi per i conati, la pelle pallida e le occhiaie profonde.
Tutto questo soltanto per non essere presente a me stesso per una sera.
Do un pugno allo specchio, i vetri si infrangono e mi entrano nella carne, la mano va a fuoco dal dolore, ma dentro mi sento meglio.
Questa è la punizione giusta per la mia debolezza.