sabato 24 dicembre 2016

Pausa caffè (anch'essa filosofica ma senza scuse)

Siccome un blog è, di fatto, un web-log (un diario sul web), per un'altra delle rare occasioni che sono accorse vi voglio mettere a parte della mia giornata di ieri, 23/12/2016. E a voi deve stare bene, nonostante "voi" siano tipo 3 persone, i bot di Google e gli agenti della C.I.A. .
Mi sveglio alle 07.00 di mattina perché dovevo fare dei giri, tra i quali andare nella mia vecchia sede di tirocinio, prendere dei fogli, farli firmare, consegnarli all'università, andare a comprare il regalo per la ragazza di mio fratello e poi, forse, tornare a casa per pranzare.
Ora, come chiunque abbia dei seri problemi con il controllo della rabbia sa, per fare dei giri di questo tipo (si parla di circa 80 chilometri la mattina del 23 dicembre) occorre immancabilmente avere un accompagnatore. Questa volta la sfortuna è toccata a mio fratello, anch'esso patentato, e pertanto ha guidato lui (per lo stesso problema di cui sopra).
Partiamo, tra una cosa (la colazione, le abluzioni mattutine, la vestizione) e l'altra alle dieci di mattina. Alle dieci e mezza (ci abbiamo messo dieci minuti più del solito) siamo alla mia sede di tirocinio. Per fortuna colei che doveva firmare le carte che ero andato a far firmare e prendere non era lì, e sarebbe arrivata soltanto a mezzogiorno. Questo significava dover aspettare un'ora e mezzo lì OPPURE andare a comprare i regali subito e poi tornare nella sede e consegnare i fogli alla facoltà, il problema è che il luogo ove acquistare i regali (ah. Anche mio fratello doveva comprare il regalo per la sua ragazza). è a quaranta minuti di macchina, quindi avremmo perso un sacco di tempo. Decidiamo di modificare i piani ed andare in un altro luogo della stessa catena (ma più vicino) per comprare i regali. Partiamo, arriviamo, facciamo dieci minuti di fila, io prendo il mio regalo ma quello di mio fratello DAN DAN DAAAAAAAN non c'è.
Inizio a fare esercizi di respirazione mentre il commesso mi guarda con l'aria di chi sta guardando una pentola a pressione prima che erutti un geyser di verdure bollite, acqua a temperature ridicole e coperchi di acciaio inox con fare interessato perché "Dicono che le pentole a pressione esplodano, ma per me mica è vero".
"Gianfrancioschio, ti prego, facciamo un giro. Non posso tornare in macchina adesso."
"Ok"
Facciamo un giro per il centro commenrciale, passo in libreria dove non posso chiedere se hanno un libro perché le tre commesse sono TUTTE E TRE impegnate a cercare di soddisfare una fila di venti persone che "Hai l'ultimo libro di Fabio Volo?" o "Ma non avete niente di Dan Brown?" o ancora "Ma ZeroZeroZero di Saviano? Ma neanche in magazzino?".
E quindi niente, giro un po' tra gli scaffali con fare sconsolato con la certezza che non troverò mai quello che voglio (per inciso, se vi interessasse, è "Il verbo si è fatto carne" di Jack O'Connell o, in alternativa "Brando" di Paolo Longarini. Sono tutti e due in lista.) e infatti non lo trovo.
Esco dalla libreria e inizio a sentire quella vocina nelle orecchie che dice "Che terribile giornata. Sembra proprio il caso di sublimare qualsiasi istinto violento nel cibo" e una pizzeria mi si materializza di fronte agli occhi. Quaranta secondi dopo sono seduto al tavolo mentre sbrano due pezzi di pizza come se un'ammasso di impasto, pomodoro, mozzarella e prosciutto fosse tornato indietro nel tempo e mi avesse rivelato, prima della mia investigazione e dell'amara scoperta, che non esiste ciccione al mondo in grado di calarsi giù per il comignolo ed uscirne vivo.
Ripartiamo, imprecando in coro contro coloro che si sono svegliati troppo maledettamente tardi per cercare di comprare i regali senza mettere a rischio carrozzerie e persone che si trovano a pascolare tranquillamente nel parcheggio, poi siamo in strada e malediciamo coloro che si sono svegliati troppo maledettamente tardi per non mettere a rischio carrozzerie e persone che stanno andando verso la mia vecchia sede di tirocinio per la seconda volta in una mattina.
È mezzogiorno e venti e varco la soglia di una clinica per la seconda volta in una mattina.
Prendo i fogli, li porto a far firmare e, mentre ne compilo un paio, colei che doveva ultimare queste beghe burocratiche scompare. La vado a cercare e giungo nel luogo più probabile, ma lei non c'è. Ho la malsanissima idea di chiedere "Scusate il disturbo, ma non è che per puro caso avete visto Elisandra?"
"Era qui fino ad un secondo fa"






















































































"Ok, grazie. Buon Natale"
La ritrovo, le faccio firmare le ultime cose. e parto di nuovo alla volta della macchina.
Andiamo all'università, arriviamo a mezzogiorno e cinquanta.
"Gianfrancioschio aspettami qui, tanto ci metto un minuto"
Salgo, consegno, scendo e, manco a dirlo, mio fratello non è lì.
Ricomincio a fare esercizi di respirazione prima di esplodere, mi guardo intorno e mi aggiro per il parcheggio come un ladro di automobili con la convinzione che no, non è possibile che mio fratello se ne sia andato a fare un giro, che cazzo, ma ti pare, ho pure lasciato il telefono in macchina, che diamine, ma dai, ma che dici.
L'auto non c'è.





















































































Arriva. Bel bello, in macchina, al caldo, tranquillo, rilassato, sorridente.
"Certo che te lo potevi prendere, il telefono"
"Certo che non ho capito dove cazzo vai."
"Dai, sali che dobbiamo fare 50 chilometri"
Andiamo nell'altro negozio, quello lontano, a comprare il regalo per la sua ragazza. Inspiegabilmente va tutto bene.
Arriviamo a casa alle 14.25 senza aver pranzato (due pezzi di pizza sono un pranzo più o meno come una vacanza in vasca da bagno è una crociera).
Pranziamo.
Sono le 14.55 quando inizio a prendere le cose da indossare dopo la doccia e mio fratello esce dalla sua camera urlando:"Ma tra dieci minuti devo essere in un posto che dista dieci minuti da qui!"

Mi avvicino a lui lentamente, sorridendo. Quando sono a meno di mezzo metro la mia mano destra scatta in avanti come un serpente afferrando il colletto della sua maglietta e strattonandolo verso di me mentre la mia fronte va a cercare il suo setto nasale. Il sangue schizza caldo ed appiccicoso sulla mia faccia mentre le urla invadono la casa.


























"Ma mi avevi detto che dovevi andarci alle tre e mezza."
"Eh...mi sono sbagliato"















































Buon Natale.

mercoledì 30 novembre 2016

02a. Presentazioni 1

DISCLAIMER: Questa è un’opera di fantasia. Ogni riferimento a fatti storici, personaggi o luoghi reali è completamente casuale. Altri nomi, personaggi, luoghi e avvenimenti sono il frutto dell’immaginazione dell’autore, e qualunque somiglianza con fatti, luoghi o persone reali, viventi o defunte, è anch'essa casuale.


TUUT.
TUUT.
TUUT.
"Pronto?"
"Sono Roberto Albanesi."
"Ah, signor Albanesi! Le passo subito il commissario!"
TUUT, TUUT, TUUT, TUUT.
"Pronto?"
Il timbro di un caucasico, la voce di un uomo di mezz'età che fuma tra le trenta e le quaranta sigarette al giorno arrochita da strati di nicotina, cenere e catrame.
"Sono Roberto Albanesi."
"Albanesi! L'avrò cercata dieci volte!"
L'inflessione non lascia dubbi: è abituato a comandare e a veder eseguiti i suoi ordini.
"In realtà sei. Non sono sicuro se ha tentato una settima."
Una pausa. Riesco a sentire il respiro affannoso di un uomo eccessivamente sovrappeso. Mh.
"Deve vedere un ragazzo."
Devo proprio?
"Mi racconti."
"Ieri sera alle ventuno e tre minuti una stanza piena di metano è esplosa ed ha scagliato il ragazzo attraverso i doppi vetri della finestra facendogli fare un tuffo di cinque piani esattamente sopra la macchina dell'Assessore alle Politiche Giovanili."
"Quindi?"
Fa una pausa. Non ho mai lavorato con lui. Si starà chiedendo quanto il consiglio del suo contatto sia opportuno?
"Quindi non vedo che bisogno ci sia di riempire un'appartamento di metano quando si può fare un salto di venti metri nel vuoto e morire lo stesso." dice infine.
"Beh, in un salto nel vuoto ci sono milioni di cose che possono andare storte: puoi atterrare sulle gambe e fratturarti tutto senza morire, puoi fartela sotto all'ultimo momento e pentirti o magari qualcuno ti salva e rimani paralizzato a vita..."
"Sì, va bene. Ho capito. Venga immediatamente."
Quanta fretta.
"Perché?"
Altra pausa. Sorrido alla parete della cucina. Riesco ad immaginarlo socchiudere gli occhi, lo sento trarre un sospiro, lo vedo pinzarsi la radice del naso tra pollice e indice della mano destra.
"Ho bisogno delle sue capacità. Venga in centrale. Ora."
"Mh. Arrivo. Arrivederci."
 Vado all'ingresso, prendo il montgomery nero e la sciarpa di lana bianca dall'attaccapanni, le chiavi di casa dal mobiletto dell'ingresso. Esco e chiudo a doppia mandata, faccio cinque rampe di scale e premo il pulsante del portone. L'hanno installato da poco. Prima c'era la normalissima maniglia di tutte le porte del mondo, poi un ragazzo del primo piano ha avuto dei problemi con un'immersione in Sudafrica e ora è bloccato su una carrozzina. Ha venticinque anni.
Il vento gelido morde ogni centimetro di pelle libera facendomi arrossare pelle ed occhi. Rincalzo la testa tra le spalle e la sciarpa, alzo il bavero, infilo i guanti di pelle nera.
La mia schiena si curva come se il vento potesse farsi meno forte e, camminando, mi dirigo alla fermata dell'autobus.
Non prendo un'automobile da cinque anni. Non è consigliabile farlo, quando ogni tanto gli oggetti inanimati provano a parlarti. Lo fanno da cinque anni.
Quando ho trovato mia moglie riversa a terra ho sentito una voce uscire dall'orologio sulla parete della cucina:"Sembra che la tua Audi non vada poi così veloce, eh?". Sono crollato in ginocchio, con gli occhi sbarrati. Memore delle lezioni di primo soccorso l'ho girata su un fianco, ed un fiotto di sangue le è schizzato dalle labbra sul pavimento. Sono rimasto paralizzato per quella che mi è sembrata un'eternità, fissando le labbra vermiglie sulla carnagione pallida. Quando sono riemerso dallo stordimento l'ho chiamata per nome, dapprima dolcemente, come a non volerla svegliare, poi sempre più forte, fino a scorticarmi la gola. Ho iniziato a farle la respirazione bocca a bocca, ricordo ancora il sapore salato del suo sangue sulle mie labbra, l'odore ferroso nelle narici, il modo in cui il suo petto cedeva morbido al massaggio cardiaco, il rumore colloso dell'aria che attraversava la sua trachea. Non so per quanto tempo sono andato avanti così.
Sono arrivato alla fermata dell'autobus.
Sono le sette ed un quarto della mattina, fa un freddo maledetto, il vento sembra convinto nel volermi strappare gli occhi dalle orbite, una persona che non conosco mi ha intimato di recarmi in un posto in cui non sono mai stato e la fermata è piena di adolescenti in crisi ormonale che devono salire sull'autobus per andare a scuola. Chi urla, chi parla, chi gesticola, chi corre, chi fa la ruota per esser notato dagli esponenti dell'altro sesso.
Sono così giovani, e già fanno parte dell'eterno meccanismo: nasci, cresci, sposati, figlia, segui la moda, comportati normalmente, stai con i piedi per terra, metti da parte i soldi per la vecchiaia e muori senza aver vissuto un singolo giorno della tua intera esistenza. Una volta ne facevo parte anche io. Poi gli oggetti hanno iniziato a parlarmi. Lo so che non lo fanno davvero ma è come se una parte di me cercasse al di fuori quello che è già dentro. Il primo periodo è stato duro, le voci mi assordavano, facevo fatica a seguire un ragionamento, figuriamoci avere una conversazione. Finché non ho imparato a domarle non ho avuto tempo per molto altro e quando finalmente ce l'ho fatta ho scoperto che tutte le persone che conoscevo avevano fatto in tempo a prendere le distanze. Ero diventato scostante e inaffidabile, persi il mio lavoro all'Ospedale Regionale. In poco più di una settimana spesi tutto ciò che avevo in alcool. Mia sorella, Agata, chiamò i soccorsi quando, chiamandomi ripetutamente al telefono, non rispondevo. Ha tentato quasi ininterrottamente per tre ore. L'unica cosa che ricordo è di essermi svegliato nudo in una stanza d'ospedale attaccato ad una flebo con la testa che sembrava scoppiare. Mi sono girato oltre il bordo del letto ed ho avuto conati di vomito per uno dei minuti più lunghi della mia vita.
L'autobus sbuca dalla curva alla mia destra, le porte si aprono, salgo e mostro l'abbonamento al conducente. L'uomo grasso e brizzolato mi guarda e sorride stolidamente di rimando, convinto che io abbia usato chissà quale cortesia quando il regolamento appeso proprio dietro al suo cabinotto ricorda a tutti i passeggeri il dovere di esibire il proprio titolo di viaggio.
Trovo due posti liberi a metà corriera, mi siedo su quello al lato del finestrino ed appoggio la testa sul vetro freddo. Una bolla di gas mi risale dallo stomaco ed erompe nella bocca, mentre mantengo le labbra serrate per evitare che tutto l'autobus sappia della gastrite che mi sferza.
Oh, salute!
Il mio sguardo viene catturato da un ragnetto scuro ai limiti del mio campo visivo, vicino alla guarnizione del finestrino. Mi tolgo un guanto, lo afferro tra le dita.
AAAAAAaaaah... fa la voce, mentre stritolo il ragno tra i polpastrelli.

martedì 29 novembre 2016

01. Risveglio

DISCLAIMER: Questa è un’opera di fantasia. Ogni riferimento a fatti storici, personaggi o luoghi reali è completamente casuale. Altri nomi, personaggi, luoghi e avvenimenti sono il frutto dell’immaginazione dell’autore, e qualunque somiglianza con fatti, luoghi o persone reali, viventi o defunte, è anch'essa casuale.


Le note distorte di una sveglia economica da negozio di cianfrusaglie maltrattano Für Elise, strappandomi al sogno con un grugnito.
Apro gli occhi nell'oscurità mutilata da lame di luce che irrompono attraverso le imposte delle finestre alla mia sinistra. Mi dirigo alla cieca verso la porta, la apro e la luce ed il freddo mi investono come un TIR in autostrada togliendomi il fiato.
Infilo la porta del bagno e mi alleggerisco la vescica, mi lavo le mani e, tremante mi sciacquo la faccia. Il mio riflesso mi guarda stanco negli occhi cisposi. Abbasso lo sguardo.
Torno in camera da letto e prendo qualcosa con cui coprirmi poi vado in cucina, riempo la moka e preparò il caffè.
Stanotte ha piovuto.
Ho sentito il lugubre ticchettio della pioggia sulla copertura in tegole del tetto di legno. Le mattine sono diverse, quando piove di notte: sembra sempre che i colori siano stati lavati via dall'impietoso battere dell'acqua e tutto assume una sfumatura grigio pallido, anche la luce del sole; tutto sembra abbandonato e decadente sotto questa luce. I colori vivaci delle case sembrano ingrigiti dal passare degli anni e le case di coloro che hanno finito i soldi prima di potersi permettere un imbianchino sono ancora più lugubri. In pochi camminano per le strade dando vita ad un panorama da città fantasma.
La caffettiera inizia a gorgogliare. Spengo il gas, verso il caffè in un bicchiere, mi siedo al tavolo e fisso le nere profondità della mia bevanda.
Il caffè in vetro fa tanto chic.
Il tuo animale spirito guida è uno di quei cagnetti col muso schiacciato per metà scorregge con fodera di pelliccia e per metà decibel.
Fisso il bicchiere e mi chiedo cosa mi faccia svegliare tutte le mattine, cosa mi costringa a controllare tutti i giorni le mail, i servizi di messaggistica istantanea e la casella postale in attesa di un incarico.
Dai, come si chiamano?
Ormai il mio lavoro consiste nel seguire persone in vicoli sudici e far loro foto che chi ha commissionato non vuole vedere ma conosce prima ancora di chiedere. E allora scopro uomini che hanno affittato interi appartamenti per vivere con la segretaria, la tirocinante, la nuova collega; donne che adibiscono a postriboli le proprie abitazioni quando i mariti sono fuori casa ed accolgono gente di ogni risma vendendo un po' della propria dignità per pochi spiccioli o ancora che chiedono soldi per far vedere le tette a qualcuno che si masturba seduto dall'altra parte di una webcam.
Dai, lo so che hanno provato a morderti almeno una volta e poi non ci sono riusciti perché sono forme di vita troppo fottutamente patetiche.
Chi mi commissiona questi lavori sa già quale sarà il risultato, solo che vuole della documentazione che lo provi. Voi non li avete mai visti negli occhi quando gli passate una busta sigillata con dentro la vostra settimana di lavoro sviluppata in uno studio fotografico che avete strapagato per non far cantare come un cardellino alla prima cena di famiglia.
I pincher! Il tuo animale spirito guida è il pincher!
Bevo il caffè in due lunghissimi sorsi.
Torno in camera da letto, l'odore di chiuso mi invade le narici e mi arriva fino allo stomaco e cercando di strapparne il caffè. Resisto.
Mi avvicino alla finestra e la apro per poi spalancare le imposte e guardare fuori.
Come ogni mattina la finestra della mia camera da letto dà sulla strada ed al di là della strada c'è il muro in mattoni che funge da memento mori: i necrologi.
L'uomo dei necrologi ne sta appiccicando di nuovi, con le galosce di gomma immerse quasi del tutto nello scolo al lato della strada e la scopa che si muove forsennata per distribuire la colla e far aderire la carta agli innumerevoli strati induriti che ci sono al di sotto. Credo che lo vestano di catarifrangenti per rendere più accettabile il suo mestiere di foriero di cattive notizie.
Sospiro.
Nomi sconosciuti di persone che non hanno lasciato la loro traccia nel mondo.
Finirò anche io così ma mi va bene. Lavoro nell'ombra, vivo nel buio, guadagno soldi che mi servono solo per vivere e pagarmi le mie cene ormai da troppo tempo solitarie.
Quando il freddo si fa insopportabile chiudo la finestra ma lascio che la pallida luce solare illumini la camera.
La temperatura è precipitata e io tremo come una foglia al vento.
Il letto matrimoniale, come sempre, è sfatto solo per metà.
Mia moglie è morta cinque anni fa in seguito ad una emorragia per la rimozione delle tonsille: i punti si sono aperti mentre era da sola a casa. Quando sono tornato l'ho trovata riversa a terra, affogata nel suo stesso sangue.
Corro verso il bagno per accendere la caldaia e cercare di smussare il freddo. La fiamma si accende immediatamente mentre un bruciore acutissimo mi accende la bocca dello stomaco. Capisco troppo tardi ciò che sta succedendo: i succhi gastrici risalgono su per l'esofago fino alla faringe. Crollo in ginocchio, tossendo come un vecchio catarroso nel tentativo di alleviare il fuoco e l'aridità che mi attanagliano gola e petto.
Come sempre passa da solo. Mi alzo con gli occhi coperti da un velo di lacrime ed un dolore sordo agli addominali ed al diaframma. Mi infilo nella doccia ed apro l'acqua calda. Aspetto qualche secondo poi mi spoglio e mi tuffo sotto la doccia bollente. La muscolatura si rilassa, il respiro si fa più lento e meno doloroso, i pensieri rallentano e diventano pigre ondate di melassa. Alzo la testa ed ingoio l'acqua che lava via i residui di succo gastrico, stemperando il bruciore. Mi insapono, mi risciacquo ed esco. Il freddo mi fa drizzare ogni singolo pelo del corpo. Mi avvolgo nell'accappatoio e corro fino in camera.
Mutande, calzini, jeans neri, maglione grigio fumo.
Prendo il telefono e controllo le notifiche: una mail. Un messaggio sul cellulare, uno sul provider di messaggistica istantanea, quattro chiamate perse.
Tutte della stessa persona.

lunedì 28 novembre 2016

Sugli spoiler, la scrittura e l'insonnia.

Come sempre, quando non si sa che cazzo dire, parlare a sproposito è davvero wow.
Questo per dire che ho terminato or ora (cinque minuti fa, in realtà) la quinta visione (stavolta in lingua originale con sottotitoli in lingua originale) di Watchmen, film tratto dalla graphic novel scritta da Alan Moore e disegnata da Dave Gibbons, diretto da Zack Snyder (no. Lo odio, ma questo film. QUESTO FILM) e scritto da David Hayter e Alex Tse.

Forse un paio di domande vi sono balzate in mente, permettetemi di chiarirvi un paio di cose: ho guardato Watchmen da solo, poi con la mia (ormai) ex-ragazza, poi da solo di nuovo, poi ho letto la graphic novel, poi ho rivisto il film insieme ad un mio amico ed, infine, da solo in lingua originale con sottotitoli in lingua originale. Per dire che NON SONO ASSOLUTAMENTE un fan del prodotto. Ma proprio no.

Ho visto lo stesso film per la quinta volta ed ho vissuto la stessa storia (quasi, ma ok) per la sesta. E, nonostante tutto, arrivato al culmine della narrazione (a dieci minuti dalla fine) quando tutte le carte vengono scoperte, ho provato le stesse emozioni della prima volta: sconforto, abbandono, tristezza, commozione (nel senso che mi sono commosso, non che ho avuto un trauma cranico).
Eppure sapevo già come sarebbe finito. Sapevo già, scena per scena, tutto quello che sarebbe successo. Conosco i personaggi, conosco i fatti, conosco gli svolgimenti, gli stratagemmi narrativi, i colpi di scena, i misteri, le gag. TUTTO. Eppure nulla mi ha impedito di ridere quando si supponeva si dovesse ridere, meravigliarmi quando si supponeva dovessi meravigliarmi (robe di vetro wow), emozionarmi quando si supponeva dovessi emozionarmi. Giuro che non mi succede con tutti i film.
Perché?
Zack Snyder è un così sublime regista? No.
David Hayter e Alex Tse sono dei così sublimi sceneggiatori? Non particolarmente.
Alan Moore è un così sublime scrittore? Eccoci. CAZZOSÌ.
La vicenda, una volta che si aderisce al mutuo accordo che è il patto narrativo, è incredibilmente VIVA, incredibilmente VERA, così come lo sono i personaggi. E un'opera scritta in questo modo, anche senza apprezzarne gli infiniti virtuosismi (nella graphic novel, poi), non può non emozionare.
QUINDI
stringendo.
Se mi avessero spoilerato il film, me lo sarei goduto meno? No. Perché un'opera eccellente rimane capace e potente a prescindere dalla quantità di roba che già conosci. Oppure sei una persona talmente arida che per provare delle emozioni deve subire i più turpi stratagemmi narrativi (cliff-hanger a cazzo di cane, Stephen. Parlo di quelli. E anche dei finali a sorpresa improbabili, Dan.) e allora ti meriti, bontà divina, tutti gli spoiler di questo mondo. TUTTI. Se sei così incommensurabilmente inetto che uno spoiler è capace di rovinarti un'opera, allora ti meriti di non goderti più nessuna opera "whatsoever". Per tutta la tua miserabile vita.
E lo dice uno che ritiene che "le nozze rosse" siano uno dei momenti più alti della letteratura odierna (e mi furono spoilerate), per dire.
Magari sono io, but still.

Note (ovvero: cose di cui nessuno si interessa):
- Ho visto per quattro volte tutta la trilogia de "Il Signore degli Anelli";
- Ho letto per cinque volte "Uomini d'Arme" di Terry Pratchett;
- Ho letto per tre volte tutti gli altri libri di Terry Pratchett che ho a casa, compreso "Good Omens";
- Ho letto per tre volte anche "American Gods" (e non vedo l'ora che esca la serie tv);
- Ho finito per ben dodici volte "Devil May Cry 3";
- Ho visto per NOVE volte "Slevin, Patto Criminale";
- Ho letto per due volte la saga della "Torre Nera" fino al quinto volume. Il sesto ed il settimo li ho letti una volta sola, ed è anche il motivo per cui odio visceralmente Stephen King;
- Ho letto molti altri libri e visto molti altri film. NESSUNO mi è stato rovinato da uno spoiler.
Questo solo per dire che non c'è spoiler che equivalga ad una lettura/visione integrale e non c'è stata lettura/visione integrale che mi abbia rovinato la fruizione di un'opera.

mercoledì 9 novembre 2016

Notturno destriero dagl'occhi di bragia

È notte, i coni arancioni dei lampioni illuminano le gocce di pioggia che sembrano scintille, mentre cammino ed attraverso luce ed ombra, il mio grigio doppio si allunga sul marciapiede e poi ritorna sotto le suole delle mie scarpe fradicie come un elastico per poi allungarsi di nuovo, in un rimbalzo che segue il ritmo dei miei passi.
Il cappotto è diventato freddo e pesante, il mio respiro di condensa in nuvolette di vapore, i pantaloni grigi sono diventati neri e gelidi e la strada di fronte a me, dritta come un fuso, sembra non finire mai. Continuo a camminare perché ormai lo faccio da tanto tempo che non può mancare molto, no?, e intanto il cappotto si fa più freddo e più pesante ed i capelli mi si attaccano alla fronte come tentacoli ed il suono umido dei miei passi riecheggia contro le pareti delle case alla mia destra ed alla mia sinistra.
Un suono più rapido, come di qualcosa che abbia più di due gambe, si unisce ad un tratto, e faccio appena in tempo a voltarmi e ad alzare istintivamente un braccio che un cane, nero come la pece, tenta di azzannare la pelle morbida del mio collo e trova invece quella del mio braccio.
Il dolore esplode bruciante e sembra che il braccio debba staccarsi da un momento all'altro, mentre non riesco ad oppormi alla forza che mi trascina da una parte.
Improvvisamente non sento più freddo, non sento più il cappotto gelido e pesante, non sento più i pantaloni congelati ed i capelli sulla fronte, ma inizio a vedere tutto come al rallentatore, mentre inizio ad urlare: il pelo fradicio del cane, le grinze sulla pelle del naso, la cicatrice sull'occhio cieco (il destro), l'altro occhio iniettato di sangue, una macchia scura ed appiccicosa che si allarga sul mio cappotto mentre altre gocce dello stesso colore cadono sull'asfalto, le perle d'acqua che schizzano dalla pelliccia della bestia ogniqualvolta si scuote per cercare di farmi cedere, la pozzanghera di acqua sporca alla mia sinistra, le crepe sull'asfalto, le pieghe del tessuto dove i denti lo hanno perforato per entrarmi nella carne, le gocce di bava che inzaccherano tutto.
Mentre smetto di urlare per prendere fiato sento il suono umido di qualcuno che cammina dietro di me, riesco a girare la testa e vedo un uomo in gessato grigio e camicia blu notte, nero di capelli e occhi e perfettamente sbarbato, che sorride e mi tende una mano.
Disperato l'afferro, ed egli inizia a sua volta a tirarmi dalla sua parte, facendo affondare, se possibile, ancora di più i canini della belva nella mia carne e mentre sento le articolazioni delle spalle che si allentano ricomincio ad urlare con quanto fiato ho in corpo per quella che sembra un'eternità, poi la stretta dell'uomo, gradualmente, cede.
Crollo a terra privo di forze, mentre il cane nero cerca ancora di trascinarmi chissà dove. Sento alcuni passi, un tonfo, sento il guaito di una bestia ferita, sento i canini uscire dal mio braccio. Mi rannicchio a terra ed inizio a piangere mentre tonfi e guaiti si susseguono a intervalli quasi regolari. Sento qualcuno che parla, con voce calma e tono regolare, a qualcun altro.
Sento dei passi velocissimi e leggeri, poi di nuovo la bestia mi morde il braccio, di nuovo l'uomo mi prende l'altro. Di nuovo iniziano a tirare.

Per sempre.

martedì 13 settembre 2016

Un insolvibile paradosso

Immagino che mettere per iscritto quanto l'analfabetismo funzionale sia un problema GROSSO si davvero figo, sotto un certo punto di vista. Tipo urlare "ATTENTO!!" ad un sordo che sta imprudentemente attraversando la strada nei pressi di un camion. Così figo.

E niente, le persone mi fanno talmente schifo che manco riesco a digerire questa cosa per farne una storiella. "L'odio ci mette davvero a nudo." ha scritto un altro blogger e giornalista (non come me che non sono un blogger, cago un post ogni tanto perché non ho di meglio da fare e non ho -ancora- un lavoro), ed è vero, cazzo. Se io dicessi, che ne so, "amo i luoghi comuni e le frasi fatte", non sarei biasimabile -invece sì, che è uno dei principi dell'umorismo, no?- ma se io dico "Odio l'umanità" passo per sociopatico -ed è una malattia, anche piuttosto brutta, direi- o nella migliore delle ipotesi da hipster -o era la peggiore? Maledizione, sto facendo un casino...-


Che poi non è che sia successo niente di particolare, ancora, cioè, ho un esame e probabilmente dovrò ridarlo solamente perché sono troppo maledettamente bravo a procrastinare ed autogiustificarmi per studiare qualcosa per un esame che mi fa schifo -letteralmente, ma vi risparmio i dettagli- per impegnarmi seriamente nello studio per un esame che mi fa schifo.
È una roba tipo la logica circolare che wow, ho scoperto oggi che si dice così quanto un ragionamento è stupido -in realtà è solo una delle varie declinazioni di ragionamento di merda, ma le altre hanno nomi latini- .

Un altro esempio di logica circolare potrebbe essere "quello che dici è falso perché tutto quello che dici è falso". La logica circolare funziona perché la logica circolare funziona, ed è una cosa fighissima.

Ma comunque: oggi ripensavo alla questione evoluzionistica, no? E pensavo che c'è -nel fottuto 2016- gente che ancora crede che un giorno una scimmia ha imparato a sbucciare i sassi fino a farne delle ruote e poi gli è venuta la calvizie sulla pancia ed è diventata l'Uomo -per assunto, quindi, le persone con la pancia pelosa sono ad un grado più basso dell'evoluzione- .
È ridicolo, maledizione. Ma è ridicolo perché queste persone non hanno mai capito cosa "la sopravvivenza del più adatto" significasse, perché è uno slogan. Gli slogan hanno tutti un lato positivo ed uno negativo: il lato positivo è che fanno pensare a chiunque di aver capito cosa vogliono dire, il lato positivo è che... beh... fanno pensare a tutti di aver capito cosa vogliono dire -no. "aiutiamoli a casa loro" continua ad essere stupido, da tutti i punti di vista-.
E boh, niente, 'sta cosa è un problema un sacco globale, nel senso che tocca la globalità delle cose: un analfabeta funzionale, essendo per l'appunto funzionale il suo deficit, ha problemi nella vita di tutti i giorni anche se non deve leggere mai, è questa cosa è tipo super-deprimente.

Cioè, immaginatevi il sig. Mario Rossi -sono un sacco originale, quando voglio- che la mattina si sveglia, e legge l'ora sulla sua sveglia che ha suonato per svegliarlo. Sono, mettiamo, le sei e venti. Immaginiamo, ora, che Mario Rossi non debba leggere null'altro durante tutto l'arco della giornata: Il sig. Mario Rossi (da qui in poi MR perché ho scazzi) si infila le pantofole e va in cucina dove prende il latte -del quale non controlla la data di scadenza, perché per assunto non legge- lo versa in un pentolino, lo mette a scaldare, riempe la caffettiera e si prepara un caffè. Quando la caffettiera gorgoglia versa il caffè in una tazza grande, il latte nella stessa tazza grande, poggia suddetta tazza sul tavolo, si gira, prende i biscotti, si siede al tavolo e beve il caffellatte e mangia i biscotti SENZA AVER LETTO UNA PAROLA. Ok. MR finisce la colazione, va in bagno, si lava per bene, se ne torna in camera, si veste, prende le chiavi di casa ed i documenti ed infila la porta di casa.
Ora immaginate di essere in un videogame. Dobbiamo portare MR fino in ufficio senza fargli leggere nulla che non sia numerico (i numeri non sono interpretabili, piccola clausola che aggiungiamo all'assunto iniziale). Pronti? Via.
MR esce dalla porta, guarda la cassetta delle lettere -sulla quale non ha bisogno di leggere il suo nome perché la cassetta è sua-, pensa che è mattina presto e che la posta non ha voglia di portarla a lavoro e sale in macchina: +100 punti.
Mette in moto, esce dal vialetto e si mette in strada. La strada la conosce a memoria, quindi non ha bisogno di leggere i nomi delle vie e tutta quell'inutile cartelleria che affolla i bordi delle strade. MR arriva al parcheggio del posto in cui lavora, perfettamente in orario: +100 punti.
Passa nella hall, nella quale c'è un giornalaio, lo saluta distrattamente senza effettivamente neanche vedere tutta quella roba stampata nei dintorni di quello stempiato essere canuto: +100 punti +200 punti bonus perché È UN GIORNALAIO.
Si dirige nello spoiatoio del personale, e lì c'è il boss finale.

"Ehi Mario, ha sentito l'ultima?"
"No, che è successo?"
"L'Organizzazione Mondiale della Sanità ha pubblicato i risultati di uno studio dal quale è emerso che sono state trovate delle probabili correlazioni tra coloro che sono morti di cancro al colon ed una dieta con il consumo eccessivo di carni rosse e/o processate"

Il giorno dopo Mario Rossi decide di diventare vegano, e voi avete perso il gioco.
"Ma come" mi direte "ma abbiamo fatto tutto secondo le regole"
Vero. Ma le regole erano sbagliate: perché un analfabeta funzionale non rechi danno a sé stesso o alla comunità gli deve essere insegnata la comprensione di ciò che viene scritto o detto. E non la comprensione, la comprensione. Deve essere recuperata una funzione, e le funzioni sono incredibilmente più articolate delle altre robe. La differenza che c'è tra leggere un testo/ascoltare un discorso e capirlo è la stessa che passa tra lo scrivere la lista della spesa e lo scrivere un romanzo.

Scrivere un romanzo -non scrivo romanzi, quelli portano soldi e a me fanno evidentemente schifo- implica tutta una conoscenza e una padronanza di tecniche che vanno oltre il mero gesto tecnico di segnare dei glifi su una superficie. Così è la comprensione.

Tutto questo Wall of Text per dire che io non consiglio mai a nessuno, e non lo farò con voi ora, di comportarsi meglio. Perché siete capitati in un posto di merda -la vita- contro la vostra volontà. Potete cercare di vivere un'esistenza pacifica, arrabattarvi per avere un lavoro ed una casa vostri, metter su famiglia (e costringere altri piccoli cloni di voi stessi a vivere lo stesso tormento, in un circolo vizioso che finirà quando il Sole inghiottirà la Terra per poi scomparire), oppure potete cercare il successo.
Ma se cercate il successo, meditate su quale sia, in fondo, il modo migliore per galleggiare in un mare di merda.

venerdì 2 settembre 2016

Off-Topic #2: "So' Ragazzi"

Altra opinione non richiesta, ma battere a caso come una scimmia sulla tastiera mi rilassa e la vita mi ha insegnato che quando non hai un catso da dire allora tanto vale parlar male di qualcosa e se devi parlar male di qualcosa allora ti si parano davanti due opzioni:
1) Parlar male di qualcosa di cui tutti parlano male e prendere i Big Likes;
2) Parlar male di qualcosa di cui tutti parlano bene e prendere i Big Likes.

Io ho scelto la prima perché fare l'hipster mi puzza da bestia e poi Suicide Squad non è un film brutto. È solo che non funziona su così tanti livelli narrativi che alla fine del film sono rimasto senza parole. Poi ho dormito e le ho trovate, così ho pensato e ho realizzato che molte persone avevano toccato gli argomenti che toccherò io ma superficialmente perché stavano facendo una recensione. A me di fare una recensione me ne batte il sacro pendolo, quindi dico quello che mi pare su quello che mi pare *manina che alza il pollice*.


NOTA: DEI FUMETTI DELLA SUICIDE SQUAD NON ME NE FREGA NIENTE. PER ME UN'OPERA CHE PER ESSERE APPREZZATA DEVE ESSERE COLLEGATA AD UN'ALTRA OPERA CON CUI NON CI ACCHIAPPA UNA BENEAMATA È MONNEZZA A PRESCINDERE *occhiolino*




Parte 1: I Cattivi (i buoni)
Deadshot: A.K.A Del Spooner. Infatti, esattamente come il protagonista del film "Io, Robot" è interpretato da Will Smith e sempre come il suddetto fa solo due cose durante tutto il film: spara proiettili e minchiate. Ha una figlia a cui vuole pagare l'istruzione di tutta la vita con un'unica missione suicida, si vergogna del suo lavoro di sicario ma poi le fa una bella lezione di balistica. Ricorda a tutti (durante la scena IMHO più imbarazzante di tutto il film) che siccome sono cattivi se scazzano la missione sarà colpa loro. Nessuno in sala l'aveva capito, eh. Giuro.

Harley Quinn: dovrebbe essere pazza, ma nel dizionario che ho a casa io quelle che si comportano in quel modo vengono definite deficienti. Magari il dizionario è vecchio. Ha il potere di essere una gnocca da paura e della risata irritante. Ah, fa anche sparire le borsette perché è cattiva. Fa anche da sveglia ricordando a tutta la banda che loro sono cattivi, ed è per questo che passano due ore di film a camminare in una città deserta.

Capitan Boomerang: Dovrebbe essere lo Starlord della Suicide Squad, ma senza le musichette fighe non funziona granché. Non ha neanche un decimo del suo carisma e vabè, sicuramente non è colpa dell'attore. Forse. Ha un'abilità dimenticabile ed è cattivo come qualsiasi rapinatore del mondo.

El Diablo: l'unico VERO metaumano che abbia senso nella Suicide Squad. le sue ultime frasi (che non sto a dire anche se potrei) sono quanto di più contestualmente cretino io abbia mai sentito, ma alla fine dà origine all'unico combattimento figo di tutto il film.

Killer Croc: se l'avessero fatto parlare di meno l'avrei apprezzato di più. Sarebbe anche l'unico ad essere "davvero" "cattivo" ma tanto non gli fanno mai fare niente. Ha il potere di dire cose incommensurabilmente stupide.

Katana: ha il potere di parlare giapponese. Se lo sapesse anche scrivere potrebbe sconfiggere Enchantress a forza di ideogrammi ma non lo fa, ergo non sa scrivere.

Slipknot: no va be'. Dai. Ok.

Enchantress: prima entra nella squadra di Sailor Moon con il nome di Sailor Fango, poi la Waller la ricatta e la fa giocare con la Suicide Squad, poi si rompe le palle dei Drughi e se ne va, poi il fratello le lancia dei tentacoli fiammeggianti e si fa la tuta nuova e diventa Sailor Fluo e convinta di esser troppo brava a ballare lascia la squadra della marinaia bionda per mettersi in proprio e sminchiare l'umanità tramite una macchina dal funzionamento ignoto che fa galleggiare le cose in aria.

Parte 2: I Buoni (i cattivi)

Rick Flag: deve traforare l'archeologa posseduta da Enchantress così da controllarla ma ci rimane sotto e si innamora. Comanda la Suicide Squad e...boh. Cliché.

Amanda Waller: la vera pazza del film. Se volete scrivere un film o una sceneggiatura in cui ci sia un personaggio davvero fuori di testa, prendete spunto da lei. Per fronteggiare un ipotetico metaumano del calibro di Superman mette insieme una squadra di persone brave a fare le cose e El Diablo, ma tutti le rispondono picche perché "Ehi, sono criminali, ma che ti sei fumata per volerli liberare?" -dimenticandosi che hanno a che fare con un tizio che potenzialmente spacca le città a pugni, brucia le cose con gli occhi, vola, vede attraverso le pareti e boh- poi ci aggiunge una roba tipo che legge il pensiero ed ha seimilatanti anni con la scusa che può controllarla (e non è vero, palesemente) e tutti le danno retta, poi la tipa di mille svirgilioni di anni scappa e lei vede tutto andare in merda e dice ai Drughi di andare a salvarle le brunite chiappe, poi dice un segreto inconfessabile in presenza di 4 o 5 tipi seduti al pc e poi spara loro in testa perché non dovevano saperlo, poi prolunga la missione della Squadra Suicida, poi si fa catturare e rischia di imputtanare su tutto, poi viene salvata per la seconda volta, guarda con aria cattiva i "super" """"cattivi"""  e gli dice "Wo ragazzoni, pigliatevi dieci anni di riduzione della pena su infinito, ma prima lasciatemi dire che se togli dieci a infinito è uguale a: siete dei cazzoni creduloni" *linguaccia, poi sfida un supercattivo e con la forza dell'ignoranza ne esce indenne. Nella scena dei post-credit sfida apertamente quella che dovrebbe essere la persona più influente del mondo e poi arrivano i titoli di coda veri, grazie a Dio.

Parte 3: Honorable Mentions

Il Joker: boh. Fa cose da pazzo ma il doppiatore di The Mask no, però. Si è visto Poco -per me anche troppo- per giudicarlo ma va bene così.

Il fratello di Enchantress: il boss finale ma anche no. Apre una metro con una mano (lo ripeto: APRE UN INTERO TRENO DELLA METRO CON UNA SINGOLA, SINGOLISSIMA, UNICA, UNICISSIMA MANO), ma poi prende a sberle i Druighi e questi sopravvivono perché si trattiene. E basta, fine, che diavolo altro vuoi dire su una roba inutile del genere.



Parte 4: Le Robe tra Parentesi

Veniamo a quello che secondo me è IL problema del film.
"La so! La so!"
"Dimmi, Gianfranceschino"
"Il montaggio!"
No. Io di tecnica del cinema non ci capisco niente, il montaggi mi ha fatto schifo ma non ho assolutamente competenze per poterlo sostenere, quindi no.
"La so io!"
"Eh."
"La storia tra la Quinn e Joker"
No. Di amore non ce ne ho visto così tanto, e immagino che nelle scene tagliate (anche per non fare il film vietato ai minori di 14 anni) abbiano tolto le parti in cui Joker schiaffeggia la tipa. Sì, ok, alcune frasi sono scazzate e va bè.
No, il problema sono le occasioni perse.
Ora, come ho già detto a me del fumetto me ne sbatte, quindi non statemi a scassare, bot di Google. I fumetti non ho scazzi di leggerli, quindi.
Ora.
Tu prendi una combriccola di gente cattiva e la liberi con una scusa (magari una scusa credibile ma ok), la metti insieme e cosa ottieni? OTTIENI I FOTTUTI WATCHMEN. Ma. Ma i Watchmen sono DAVVERO cattivi. Tu parteggi per loro, perché sono i protagonisti, ma il Comico è un figlio di puttana, Rorschach è DAVVERO sociopatico, e il Dr. Manhattan è forse la figura più inquietante della baracca, e questo, mentre guardi il film (o leggi la graphic novel) ti dà quella roba del conflitto morale (che è SOLO del lettore. Solo, unicamente del lettore) di star parteggiando per qualcuno per cui normalmente non parteggeresti, e la lettura della graphic novel o la visione del film sono bellissime per questo.
Hellboy in Hellboy II estingue una specie per salvare gli umani che stanno distruggendo la Terra. Non suona come "conflitto morale" anche a voi? (non mi scassate con "non è uguale al fumetto". Non me ne frega un catso. Statece.)
V in V per Vendetta è UN FOTTUTO TERRORISTA, ma tu vedi il film E GLI DAI RAGIONE. Non sentite anche voi quella vocina, in fondo alla vostra coscienza che vi dice "Tesoro, far saltare per aria tutto NON MI SEMBRA UNA BUONA IDEA (oltre che essere tipo illegale)"? Ma questo, durante la visione del film e/o la lettura della Graphic Novel non ha importanza, perché vuoi che V trionfi sul regime. Poi posi il volume e pensi che per trionfare sul regime dovrebbe uccidere uno stuolo di persone e che magari allora tanto vale starsene buonini, tanto anche i regimi cadono prima o poi, no?
Cosa fanno i membri della Suicide Squad di DAVVERO cattivo? Niente. Non c'è un solo momento in cui devi riflettere sullo schieramento per il quale tifi, neanche uno. La Waller è una stronza e ok, ma non hai mai davvero tifato per lei. Non hai nemmeno mai tifato per la Suicide Squad (e ti fa capire che c'è un problema di fondo), ma non hai dubbi. Sono i buoni perché sono i buoni, l'Enchantress è cattiva perché balla ed ha la voce strana. Poi Harley, quando tutti si stanno chiedendo chi è buono è chi è cattivo, si impecora davanti ad una vetrina e ruba una borsetta (che poi scompare nel nulla) dicendo: "Ma siamo i cattivi!"

No, non lo siete. Siete dei ragazzi iperattivi, magari con un po' di ADHD, che hanno bisogno di essere educati da qualche pedagogista o psicologo o che ne so io. Fate ragazzate e dite di essere cattivi, ma non lo siete. Siete ragazzi, appunto.

E voi, voi che state leggendo, cosa vi aspettavate? Dopotutto "So' ragazzi".



giovedì 18 agosto 2016

Off-Topic#1: Piani paralleli e Serie tv.

E no niente, in pratica ho finito di vedere Stranger Things e mi sembrava figo scrivere due cose a tal proposito perché nessuno me le ha chieste ma tanto nessuno mi ha mai chiesto quello che ho scritto e il blog è mio e faccio quello che mi pare *linguaccia*.

SPOILER ALERT: potrebbero esserci spoiler, tanto il blog lo leggo io, lo leggono i miei amicici che hanno già visto la serie e i BOT di Google che non capiscono un catso né di serie di tv né di nient'altro che tanto non hanno gli occhi e non sanno leggere. Hahahahaha.




PERSONAGGI (ma solo quelli che mi stanno simpatici):
Joyce Byers: fa la mamma matta, che è un po' quello che fanno tutte le mamme, solo che questa esce proprio di capoccia. Ha ragione sin dall'inizio, ma nessuno le dà retta perché è fuori come una tegola. Poi si accorgono che ha ragione e lei non li prende a vangate sulle gengive perché altrimenti non avrebbe nessuno con cui andare a prendere a calci in culo il Mostro;


Jim Hopper:lo sceriffo. Ha un background cupo (e quasi scontato) ma reso bene intorno alla fine. Scopre come stanno le cose quasi per caso, poi diventa amico della mamma matta e vuole prendere a vangate i cattivi. Sul finale della serie il personaggio si riprende e diventa narrativamente affascinante;


Mike Wheeler: fratello nerd di Nancy, gioca a D&D con i suoi amicici, quando uno di loro scompare gli viene pensato che forse la fantasia è meglio che rimanga fantasia ma poi neanche tanto che Undici se lo caga quindi forse alla fine non tutto il male viene per nuocere;

Undici: soprannominata "Undi" perché 1) i bambini devono dare i soprannomi alle persone e perché 2) per pinchio pinchiernacolo non gli è venuta un'idea migliore. Va bè. Ha il potere di fare cose fighe, non tutte poi ben correlate tra loro a meno di tirare parecchio la corda (Invisible Woman, anyone?). In pratica è la personificazione miniaturizzata di tutte le fantasie anti-governative degli anni '70-'80: LSD, poteri psichici. Tanto di cappello alla bambina che la interpreta che secondo me ha fatto un lavorone;

Dustin (DuFtin per gli amicici) Henderson: quasi ciccione intelligente e simpatico, grazie al cielo trattato meglio di una macchietta. A volte sembra capire cosa succede meglio degli altri, a volte si fissa sulle catsate e fa ridere. Il personaggio che ogni compagnia deve avere;

Lucas Sinclair: il nero. Non so se per qualche tipo di ironia, black humor o che so io, è anche il più infrappettato con i pregiudizi di tutti. A volte ha ragione, a volte no;

Nancy Wheeler: per buona metà della serie è Bella Swan di Twilight senza gli Swarosky, poi si riprende quasi per caso e capisce di esser stata una merda. La sua incapacità di relazionarsi con le altre persone la rende odiosa e stupida, dà luogo ai più buffi (e non proprio fuori luogo ma in realtà sì) fraintendimenti della serie. Viene presa a parolacce perché è incapace di vocalizzare come un comune essere umano, fa casini;

Jonathan Byers: un altro che ha problemi a dire le cose come la tipa di cui sopra. Sembra insignificante (come la tipa di cui sopra) per buona metà della stagione poi alcuni nodi vengono al pettine e alla fine l'unica cosa non proprio furba che fa è accendere un estintore. Alla fine ci può stare;

Karen Wheeler: l'altra mamma, l'elemento (insieme allo sceriffo) che traccia la linea di separazione dai prodotti simi (The Goonies quello chemi viene prima in mente): una mamma ottusa e opprimente che non può fare altro che stare sull'anima allo spettatore;

Martin Brenner: il vero supercattivo. Lo Squalo e altri film del genere ci hanno fatto vedere come non bisogna fare casini con le cose, lui fa casini con le cose e vengono fuori il Mostro e Undici. Non può esser altro che un agente del governo.

Steve Harrington: lo dipingono come uno stronzo di prima categoria ma non lo è. Poi sì. Poi no di nuovo. Poi sì per un misero petosecondo ma infine no. Non ho apprezzato molto la retorica che c'è dietro al personaggio, ma è un giudizio di gusto;

Will Byers: la produzione italiana risparmia sul doppiatore, e si sente. Importante quanto Lord Jon Arryn di Nido dell'Aquila ne "Il Trono di Spade", ma fa anche da hook per la stagione seguente che DEVE ESSERCI vista la scena finale della prima stagione. A lui è legata anche quella che ho trovato al più grande incoerenza della serie, ma ci si può passare sopra (solo perché la Valle delle Ombre non è conosciuta da tutti e solo chi abbia veramente giocato a D&D può vedere questo difetto. Stacce.);

Il Mostro: fa quello che devono fare i mostri: colpisce, scappa, fa venir dubbi anche allo spettatore sulla sua esistenza o meno fino alla metà circa della serie (forse prima, boh). È figo, funziona fino alla fine.





COSE CHE NON MI SONO PIACIUTE

La piccola incoerenza di cui sopra ed il personaggio di Steve Harrington sono le cose che mi sono piaciute meno. Il finale è buonista e scontatello (lo stavo aspettando da un paio di minuti e non è mai una buona cosa, forse), ma per fare un mostro decente non poteva essere diversamente quindi, ancora una volta, stacce. L'ultima scena in cui compare Jim Hopper e l'ultima scena in cui compare Will Byers sono bellissime. Punto.


COSE CHE MI SONO PIACIUTE:
Tutto il resto. Soprattutto il fatto che non prenda il lettore per un sordocieco dilungandosi in spiegoni ogni 3x2 e non dica cose ovvie (quel clown/stormo di uccelli/statua di Paul Bunyan non è quello che sembra!) ma spieghi soltanto il minimo necessario a far capire a tutti di cosa si sta parlando. Il che può sembrare stupido ma in un'opera dei giorni nostri è cosa rara, preziosa ed importante (STEPHEN RIESCI A SENTIRMI? EHI! NON C'È BISOGNO DI RENDERE TUTTO PALESE STEPHEN! LE COSE SI CAPISCONO UGUALE, CAPITO STEPHEN?).


HONORABLE MENTIONS
Qualcuno dice che questa serie è un collage di roba d'altri, qualcuno dice che è solo prendere ispirazione, io dico che è proprio il discorso sbagliato. La cultura pop è così piena di roba che è impossibile scrivere qualcosa senza fare riferimenti a qualcuno, volenti o nolenti. La differenza e la bravura stanno pertanto non nel "cosa" ma nel "come" ed il come di questa serie è una delle cose più pregevoli che mi siano capitate sott'occhio ultimamente.