giovedì 7 settembre 2017

Parte 03e: Filtri 5

DISCLAIMER: Questa è un’opera di fantasia. Ogni riferimento a fatti storici, personaggi o luoghi reali è completamente casuale. Altri nomi, personaggi, luoghi e avvenimenti sono il frutto dell’immaginazione dell’autore, e qualunque somiglianza con fatti, luoghi o persone reali, viventi o defunte, è anch'essa casuale.


Parte 3d

Stai zitto.
Cazzo.
I tagli slabbrati che il cartongesso ha inferto alla mia mano iniziano a bruciare
tutti insieme. Un gemito di dolore sfugge alle mie labbra rimanendo sospeso
nell'aria per appena un secondo.
Che male. Cazzo.
Almeno è qualcosa.
Fanculo.
Però ha ragione. Non nutro più la certezza che se grattassi con l'unghia la
crosta della realtà al di sotto della sua illusoria patina scintillante troverei larve
grasse, putridume, escrementi e decomposizione.
Ora mi sento in colpa per il semplice fatto di essere un idiota, la mano mi fa un
male terribile, devo vedere un cliente tra nove ore e non posso neanche farmi
una fasciatura perché indovina indovinello servono due mani per confezionare
una maledettissima fasciatura. Prendo il telefono dalla tasca e le nocche mi
mandano una fitta di dolore che mi fa digrignare i denti.
Cazzo.
Il problema, con il dolore, è che cancella qualsiasi altra cosa. In quel momento
esiste soltanto lui ed il resto dell'universo diventa un mucchio di distrazioni.
La mano mi trema e non riesco a comporre il numero di mia sorella.
Cazzo.
Passo il telefono nella sinistra, la chiamo.
TUUT.
TUUT.
TUUT.
TUUT.
TUUT.
TUUT.
TUUT.
TUUT.
TUUT.
TUUT.
"Pronto?" dice la voce assonnata e metallica di mia sorella dal telefono.
"Ciao Ga, scusa se ti disturbo ma ho fatto un mezzo casino e non sapevo chi
chiamare."
"Che hai combinato?!"
"Sì, no, niente di preoccupante, solo devo farmi una fasciatura sulla mano..."
"Roberto io stavo dormendo..."
"Sì, lo so, solo che il Pronto Soccorso non mi piace. Lo sai."
La sento sospirare.
"Devi farla proprio ora?"
"Stasera ho un appuntamento Ga e la mia mano destra sta grondando sangue."
"MA CHE DIAVOLO HAI FATTO?"
Una stanchezza immane mi assale all'improvviso rendendomi le plpebre
pesantissime e facendomi quasi svenire.
"Ho dato un pugno al muro in cartongesso."
Il problema di quando devo dare spiegazioni è che mi toglie completamente le
forze e riesco a parlare solo sottovoce. Agata lo sa e non mi chiede mai di
ripetere cosa dico.
"Devi fare una radiografia, Roberto! Le hai studiate queste cose, cazzo! Ma
come puoi essere così maledettamente idiota?"
"Non è rotta Ga. Non ho niente di rotto a parte il muro."
"Quanto sei stupido."
"Agata, davvero. Stai tranquilla. Vado al Pronto Soccorso. Torna a dormire."
"E secondo te ora ci riuscirei? Sto arrivando."
"Agata, davver..."
TUUT.
TUUT.
Cazzo.

È successo di nuovo. Solo con la mia esistenza ho rovinato la giornata di qualcuno.
Sei un parassita.
Lo so.
Se soltanto avessi un minimo senso della decenza ti lasceresti morire senza rovinare la vita a nessuno
Davvero.
Dovresti andare nel bel mezzo del deserto del Sahara e ti lasceresti morire lì, lontano da qualsiasi forma di vita anche solo vagamente umana.
Per questo devo lavorare. Devo comprare il biglietto dell’aereo, no?
La mano mi fa un male terribile, non ho nemmeno il coraggio di muoverla.
Con la sinistra apro lo sportello sotto il lavello, prendo la bacinella sempre con la sinistra e la riempo d’acqua. Provo a sollevarla ma con la sinistra non ci riesco e la destra è ormai ridotta ad un unicum di dolore e bruciore e anche solo l’ipotesi di muoverla mi fa scendere dei brividi freddi lungo il collo e la schiena. La svuoto nel lavandino, la poso a terra, prendo una bottiglia d’acqua dal frigo e la verso nella bacinella, poi prendo i ghiaccioli dal congelatore e ci verso dentro anche quelli. Mi stendo sul pavimento e immergo la mano destra nella bacinella.
Il freddo mi fa trasalire ed i recettori impazziscono mentre comunicano al mio cervello che l’acqua è talmente fredda che la mia mano sembra andare a fuoco. Chiudo gli occhi.
Sei un buono a nulla.
Lo so. Te l’ho già detto.
Sei talmente patetico che sai solo stare disteso con la mano a mollo.
Già.
Che schifo.
A dir poco.
[Ti addormenterai con la mano a mollo e sarà ancora peggio.]
No, non direi.
Guardati. Non riesci nemmeno a tenere gli occhi aperti.
Sono solo stanco.
Mh-mh.
DLIN-DLON
Mi alzo e mi dirigo verso il citofono.
"Sì?"
"Sono io" risponde l'imitazione metallica della voce di mia sorella.
"Vieni."
Apro i portoni e mi siedo al tacolo della cucina in silenzio. Sento il portone sbattere quando Agata lo richiude, sento i suoi passi mentre sale le scale pestando a terra più forte del necessario.
Spalanca la porta di casa mia e la richiude sbattendola.
"Dove cazzo sei?"
"Sono in cucina, Ga."
La vedo entrare, i capelli spettinati, le occhiaie, le spalle contratte, le braccia tese lungo i fianchi ed i pugni serrati. È infuriata.
Sbatte la borsa di quando lavorava a domicilio sul tavolo e ne estrae dei flaconi, un paio di forbici ed un rotolo di cotone idrofilo.
Senza guardarmi in faccia o rivolgermi la parola si avvicina al fornello, lo accende e brucia un po' il cotone, poi mi disinfetta i graffi. Il bruciore del disinfettate mi fa trasalire.
"Stai fermo."
Sto fermo.
Quando ha finito inizia ad avvolgermi la benda attorno alla mano mettendoci forse appena più forza del necessario mentre dei gemiti mi sfuggono dalle labbra. Le sue, invece, sono sereate, a malapena se ne può indovinare l'esistenza.
Arriva fino a metà della abbraccio.
"Domani te la devo controllare. Se ti inizia a prudere o a bruciare o qualsiasi cosa, toglila. A domani."
"Ga, io..."
"Stai zitto."
Sto zitto.
La accompagno alla porta cercando il suo sguardo. Non lo trovo.
"A domani." dice mentre infila la porta e si mette a scendere velocemente le scale.
Ho fatto appena in tempo a scorgere un lievissimo riflesso sulla sua guancia destra.
Mi si stringe il cuore.
Chiudo piano la porta d'ingresso. Vado in camera da letto e mi stendo, cercando di non provare l'irrefrenabile desiderio di vomitarmi in faccia.
Sei una nullità.
Lo so.
Sei uno schifoso parass...
...Sono disteso sul letto disfatto, le gambe aperte e le braccia spalancate, mentre fisso immobile il soffitto bianco.
Un piccolo movimento, appena percettibile. Non posso essere sicuro di averlo visto davvero nella penombra della mia stanza. Strizzo gli occhi cercando di capire se sia stata o meno un’allucinazione.
No. Vedo una blatta uscire dalla coppa che copre i fili del lampadario e iniziare a zampettare allegramente appesa a testa in giù al soffitto di casa mia. Mi giro verso il bordo del letto, prendo una scarpa e gliela scaravento contro.
Tumpcricksplat.
La scarpa mi ricade in faccia. Inizio a sputare in giro schifito dal pensiero di avere in facciabdei minuscoli pezzetti di blatta. Una macchia bianca e molliccia con dei pezzetti marroni campeggia ora sul mio soffitto.
Continuo a fissare il soffitto.
Un altro minuscolo movimento. Poi subito un altro. Due blatte brune e grasse escono dalla coppa del lampadario. Mi infilo le ciabatte e mi metto seduto sul bordo del letto.
La vita mi si oscura per una frazione di secondo.
Respiro.
Mi alzo e vado in cucina in mutande, prendo l’insetticida, torno in camera, salgo sul letto e cerco i due scarafaggi senza vederne da nessuna parte. Un altro movimento alla base della coppa del lampadario mi fa scattare e istintivamente spruzzo l’insetticida dentro quella che credo essere la tana di quegli esseri disgustosi. Uno di loro, a metà strada verso la libertà, muore e cade sul mio letto. Reprimo un brivido di disgusto.
Veloci come fulmini di rame brunito quattro blatte escono dal loro nascondiglio per disperdersi in giro nella mia camera.
Vado a prendere la scala nello sgabuzzino e spingo via il letto. Salgo fino al lampadario e lo tiro verso il basso. Si stacca dal soffitto e cade in terra infrangendosi in mille pezzi e una decina di insetti mi cade sul braccio. Un brivido mi percorre il corpo e perdo l’equilibrio rovinando a terra.
Mi giro e il mio sguardo incrocia una ventina di antenne malefiche che mi guardano piene d’attesa da sotto l’armadio e il letto. Iniziano a zampettare verso di me e io schizzo in piedi e inizio a saltellare cercando di mandare all’altro mondo e quanti più insetti possibile.
Sono morti tutti. Mi appoggio le mani alle ginocchia con il fiatone.
Vado al bagno e sento un prurito sullo zigomo destro.
Ciaffcricksplat.
Qualcosa mi punge contemporaneamente la pelle del viso e della mano. In preda ai conati di vomito corro in bagno e apro il rubinetto della vasca da bagno mentre mi spoglio.
Mi butto sotto l’acqua, prendo il sapone e inizio a insaponarmi, le mani che quasi mi graffiano per l’ossessione di portar via la lordura. Mi prude la testa, me la gratto con una mano e il prurito si sposta sulla mano e poi sul braccio, fino a che un’altra blatta non entra nel mio campo visivo. Urlo, il mio sguardo si abbassa verso lo scarico della doccia e vedo le blatte uscire da lì dentro e dal rubinetto della vasca e dalla cipolla della doccia. Inizio a sentire le loro zampette acuminate in gola che si aggrappano al mio esofago per uscirmi dalla bocca e inizio a sentirle nel naso e nellenorecchie e poi sul viso e dentro gli occhi. Apro la bocca e vomito una torna di insetti sul fondo della vasca, non riesco a respirare, li sento dappertutto…



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