lunedì 3 luglio 2017

Pavor Nocturnus

Mi sveglio con dei gorgoglii sospetti nel ventre mentre sento qualcosa muoversi nel mio intestino. Mi giro nel letto sperando che stando prono la fastidiosa sensazione che un nido di serpi si stia agitando nelle mie budella.

Mi risveglio poco dopo. Non so quanto tempo sia passato. Le serpi ora stanno cercando di uscire bucandomi la pancia in un punto in basso a sinistra del mio ombelico e nel loro contorcersi e spingere emettono dei disgustosi rumori liquidi.
Mi alzo dal letto stringendomi il grembo con la mano destra mentre uso la sinistra per accendere la luce e aprire la porta.
Arrivo in bagno e mentre mi dirigo verso la tazza nella penombra vedo il mio riflesso, illuminato per metà dalla debole luce della mia camera. Sembro uno spettro: la mia pelle è innaturalmente pallida, le occhiaie nere fanno sembrare gli occhi infossati dentro le orbite. Lo sguardo dolorante, con la fronte aggrottata e le sopracciglia che quasi si toccano, la bocca distorta in una smorfia di dolore e semiaperta sui denti digrignati.
Faccio gli ultimi passi e mi siedo sulla tazza, rilassando i muscoli e lasciando libere le serpi che, nell'uscire dal mio corpo, rumoreggiano, gorgogliano, sospirano e si spiaccicano contro la ceramica. Il dolore non smette e il mio addome inizia a contrarsi spasmodicamente nel tentativo di liberarsi anche del più minuscolo embrione di rettile e io riesco a sentire una strisciante sensazione di disagio che nulla ha a che fare con la sofferenza del corpo. Mi sento vagamente spaesato, come se ritornato a casa dopo una vacanza qualcuno avesse spostato un soprammobile di qualche centimetro e io non me ne accorgessi se non con il vago sentore di qualcosa che è cambiato.
Cambio lievemente posizione sulla tazza mentre il dolore continua a mordermi le budella in coro agli spasmi muscolari.
È ancora qui. Inizio a sentirmi estraneo, come se non fossi a casa mia. Sono in posto creato appositamente e nei minimi dettagli per assomigliare a casa mia ma il nostro certosino artista si è dimenticato qualche dettaglio e il mio subconscio lo ha notato e mi sta mandando dei messaggi che non riesco ad interpretare.
Il povero Truman deve essersi sentito così quando si è accorto di vivere in un mondo posticcio.
Mantieni la calma. Il delirio paranoide mi pare un po' eccessivo.
Eppure.
Non mi sento a posto anche se il dolore sta scemando e un afrore che ben poco ha di piacevole inizia ad appestare l'aria.
Ecco, la sensazione è quella di non essere desiderato. Come se qualcuno avesse organizzato una festa e l'unico a non esser stato invitato fossi stato io. Come se mi fossi presentato comunque alla festa e tutti avessero iniziato a fissarmi. Come se tutti si rivolgessero a me in modo cortese, ma ho sentito chiaramente il chiacchiericcio diffuso interrompersi quando sono arrivato, e ora è ricominciato un po' più basso. Come se ogni volta che mi avvicinassi a qualcuno per fare due parole li vedessi smettere di ridere bruscamente e poi iniziare a parlare con me. Cortesemente. Troppo.
Per potermi lavare devo accendere la luce: la bottiglia di sapone è in plastica e l'ultima volta che ho provato a prenderla al buio e caduta a terra, il tappo a incastro si è sfilato e io ho dovuto coinvolgere tutti i cerchi del Paradiso nella mia opera di pulizia.
Accendo la luce e la comprensione mi balena in testa.


Hanno cambiato la tavoletta del water.

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