Uno dei miei migliori amici è partito oggi per l'Olanda. Cioè, fino al giorno dopo dopodomani starà a Bologna (che pure è a 250km da qui, mica spicci), poi partirà per l'Olanda. Va a studiare per la laurea magistrale, lassù. Immagino si stia cacando sotto, io mi starei cacando sotto al posto suo. È una cosa così definitiva che è strano pensarci. Cioè non è che abbia detto che non tornerà mai più qua in Italia, anzi, a Luglio dovrebbe tornare. So close yet so far.
Mai come in questi giorni mi rendo conto di quanto sia importante tenersi vicine (metaforicamente) le persone a cui vogliamo bene. La vita ci separa uno dall'altro naturalmente, quanto è stupido alzare dei muri tra noi? Molto. Non si torna uguali a quando si è partiti, quando si fa una cosa del genere.
Cosa provo? Un misto di invidia e senso di abbandono, oltre al bisogno di alcool che è un po' la costante di questo periodo.
Invidia perché da un annetto a questa parte non sopporto più la casa in cui sono cresciuto, invidio chi studia fuori sede ed uscire dall'Italia è una cosa che mi incuriosisce un botto, tipo il paracadutismo: quella cosa che ti attira anche se sai che ad un secondo dal lancio dovrai annullare tutto per cambiarti mutande e pantaloni; una di quelle cose che vorresti fare, ma sai che devi spegnere il cervello e fare le valigie e partire senza guardarti indietro, perché la vista di ciò che stai lasciando ti strazia. Sì, perché la persona che parte non sarà MAI la stessa che tornerà.
E abbandonato, perché sono ancora qua. Forse ci rimarrò ancora per un bel pezzo mentre le persone a cui voglio bene si allontaneranno come le stelle dopo il Big Bang e io rimarrò solo nella mia incapacità di intessere nuove relazioni interpersonali di qualsiasi natura.
Buon viaggio, amico mio.
P.S.: è incredibile quanto poco io scriva quando non maschero i miei sentimenti con una storiella. Da non credere.
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