Quanto si può vivere con la melanconia?
Almeno ventisette anni, credo.
And counting, come dicono gli inglesi.
Mi sento sempre in colpa per sentirmi così,
Tutto il tempo.
Non posso dire di aver avuto un’infanzia infelice.
A stento posso dire di averne avuta una, ad essere onesti.
Eppure ricordo dei pomeriggi al parco con mio padre, a giocare a pallone.
Eppure ricordo pomeriggi interminabili a giocare a calcetto con gli amici.
E mi sento un ingrato anche verso persone che non vedo da una vita.
“Allora non è valso nulla?”
Non riesco a spiegarlo, evidentemente.
Non riesco a spiegare alla mia futura moglie che nonostante ogni giorno che mi sveglio al suo fianco
Valga la pena
Di essere vissuto,
Tutti gli altri no.
Nonostante ogni secondo che passo in sua compagnia sia lieve e leggero,
Anche i più difficili.
Anche quando non sapevo come sarei arrivato alla settimana seguente,
Figuriamoci il mese successivo.
E ogni volta che alzavo la testa dal blocchetto degli appunti
Dove stavo scrivendo i calcoli, vedevo i suoi occhi e pensavo
“Ce la farò. Se lo merita. Non so come ma ce la farò.”
Anche i più difficili.
Nonostante lei, nonostante tutto questo,
Rimango convinto che la vita sia un posto terribile
In cui vivere.
Rimango convinto che sia un giro su una giostra rotta
In un parco di divertimenti
Dove un clown suona una triste ballata di tromba scordata
E animali deformi e scrostati e luci fulminate e vetri rotti
Girano e vorticano lasciando scie frastagliate nell’aria,
Rimango convinto che la vita sia un incubo da cui ci si può svegliare
Soltanto andando a dormire per sempre,
Rimango convinto di essere fortunato,
Perché per un po’ del mio tempo ho al mio fianco una persona
Che lo rende un sogno.
E ho paura.
Perché la sua luce nasconde tutto.
E ho paura e mi sento in colpa.
Perché so.
So che è tutto lì, in agguato.
Ad aspettare che se ne vada.
Quanto a lungo si può vivere con la melanconia?
Ventisette anni.
And counting.
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