mercoledì 11 luglio 2018

Come te nessuno mai (finora)

Ho sonno.
Chiunque mi conosca neanche poi molto sa quanto questa sia una condizione più o meno perenne nell’arco della mia vita. O almeno degli ultimi anni. Quello che magari non sa chi mi conosce neanche poi molto è che soffro d’insonnia. Ho sonno ma non dormo. È divertente.
Sto con gli occhi ancora gonfi della notte passata appoggiato al bancone del bar. Sono le 07.40 della mattina e la barista mi ha già servito “il solito”: un caffè (rigorosamente doppio) e un cornetto. Quanta italianità in questa ordinazione nessuno mai.
Sento una voce arrochita, maschile, probabilmente appartenente ad una persona assonnata quanto me. La curiosità emerge lentamente dalla nebbia e inizio a voltarmi verso il possessore di tale voce: uomo, circa un metro e ottanta e con tutta probabilità con un altro paio di altri -anta, la testa abbattuta atlanticamente in avanti e sorretta da una felpa allacciata intorno al collo “perché la cervicale non si sa mai”, polo bianca (non della Polo né della Fred Perry. Soltanto una polo.) sgualcita, pantaloni appartenuti negli anni -anta ad un completo finlandese, e Crocks (rigidamente tarocche, ci mancherebbe) blu scuro ai piedi.
Sì. È assonnato quanto me. Almeno.
Sì avvicina con passo strascicato al bancone e chiede a mezza voce qualcosa che finisce con -ntino.
La barista allunga una mano sotto al bancone, stappa una bottiglia di frizzantino e del giallo nettare ne riempie generosamente un bicchiere di plastica.
Lui afferra il bicchiere e strascicandamente, se ne va.

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