lunedì 22 gennaio 2018

#challenge

È seduta di fronte a me. A separarci solo il corridoio dell metro. Seduta con la schiena dritta, quasi sull’attenti. Il mento tenuto in alto, lo sguardo che scruta l’orizzonte, senza trovarlo.
“Sono destinata a compiere grandi cose”
“Ne sono sicuro, signora.”
“Oltrepasserò le colonne d’Ercole e sfiderò l’ira divina, se sarà necessario.”
“Sicuramente troverà un’avversaria degna di Lui, signora.”
“Sicuramente.”

Fossero stati altri tempi, altri luoghi, sono sicuro che la conversazione sarebbe stata questa. Per un secondo è come se le due epoche si sovrapponessero e vedo un vestito in broccato rosso, al posto dello sgualcito cappotto elegante in lana cotta nera, un paio di scarpette di seta al posto delle scarpe con un tacco 4 ed una corona che cinge una pettinatura spiraliforme, invece dei capelli appena scarmigliati.

C’è una differenza sostanziale tra chi tratta male le persone per sentirsi importante e chi le tratta bene perché sa di esserlo. E sono quegli occhi, e la serenità austera che quegli occhi color del ghiaccio riescono a stento a contenere.

Non me ne accorgo nemmeno ed un sorriso mi affiora tra le labbra. Lei lo vede. Immediatamente la pelle ai lati degli occhi e agli angoli della bocca si invagina in fessure che conosce a memoria, sorridendomi di rimpando.
Poi, un fremito della punta del mento, le labbra si fanno più sottili e si incurvano in senso opposto. La pelle non aa più come piegarsi, non sono curve che è abituata a fare. Solleva una mano ed un guizzo di tessuto colorato le compare tra le dita e guida mosso da forza oscura la mano verso l’occhio sinistro. Appena un secondo indugia accanto al naso, e poi torna delicatamente in grembo.
Soltanto ora noto che ha gli occhi arrossati.

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